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Legalizzare o no la marijuana?

di Matteo Buttaroni

marijuanaLegalizzare o non legalizzare la marijuana. Un’annosa questione che, da tempo, riguarda anche l’Italia, paese dove le grandi organizzazioni criminali, e non solo, grazie alla vendita sul mercato nero, traggono profitti a molti zeri. Eppure c’è una realtà, come il Colorado, dove la legalizzazione, controllata ovviamente e non fatta “tanto per fare”, ha dato i suoi frutti.
Secondo i dati recenti il business della marijuana ricreativa (ovvero non solo per uso terapeutico), legale nello stato americano dal 2012 (ma i primi negozi a venderla hanno aperto le saracinesche nel gennaio dello scorso anno), ha dato gli effetti sperati: le entrate dalle tasse sul commercio sono state notevoli (dati 2014), circa 60 milioni di dollari (di cui 40 destinati alle scuole che ne usufruiscono anche per corsi di prevenzione all’uso della marijuana stessa), gli incidenti stradali sono diminuiti (proprio grazie alla ferrea regolamentazione), come sono diminuiti (del 10% secondo l’Fbi) anche i reati. Anche il turismo nel Paese ha riportato numeri incoraggianti, come anche le entrate di erba attraverso le frontiere (secondo la polizia frontaliera statunitense nel 2014 il traffico di marijuana si è ridotto del 24% rispetto al 2011). Tra le altre cose, “l’eliminazione delle pene detentive per i piccoli reati connessi alla marijuana – spiega Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri, in un articolo su La Stampa – fa risparmiare al Colorado tra i 12 e i 40 milioni di dollari all’anno, mentre il gettito fiscale della legalizzazione nei primi sei mesi del 2014 è stato superiore ai 30 milioni di dollari”.
Inoltre non va trascurato il giro d’affari stesso e l’indotto che questo “nuovo” business ha creato: solo nell’arco del 2014, secondo l’Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori), il fatturato relativo alle vendite ricreative potrebbe aver toccato i 700 milioni di dollari, secondo le stime provvisorie. I termini di occupati si parla della creazione di circa 10-12 mila posti di lavoro. Quello che, almeno finché non si avranno dati definitivi, colpisce di più, è che non sembra essersi verificato un aumento dei consumatori di marijuana.
In Italia, secondo il Libro Bianco sulle droghe 2015, il numero dei consumatori di almeno una sostanza psicoattiva tra i 15 ed i 64 anni dovrebbe aggirarsi intorno alla quattro milioni di unità, il 10% circa della popolazione rientrante in quella fascia di età. Gli italiani che dichiarano di consumare cannabis sono 3,5 milioni mentre 12 milioni sono quelli che dichiarano di averlo fatto almeno una volta.
Le stime del narcotraffico in Italia (sulle quali bisogna basarsi visto che, trattandosi di un mercato illegale, non esistono dati certi) parlano di una cifra compresa tra i 24 e i 60 miliardi di euro annui. Secondo un’analisi de Lavoce.info, ipotizzando che le droghe leggere rappresentino metà di questo giro d’affari, la legalizzazione di quest’ultime potrebbe generare una crescita del Pil compresa tra l’1,20% e il 2,34 e un calo del rapporto deficit/Pil pari a 1,43 punti percentuali, con un fatturato di circa 24 miliardi, o pari a 2,75 punti percentuali, con un fatturato di circa 50 miliardi di euro.
Fatto sta che, al di là di come la si pensi, i benefici per l’Italia, economici ma non solo, sarebbero reali. Il modello Colorado potrebbe essere un punto di partenza tramite dosi per l’acquisto (e quindi per il consumo) prestabilite, carico fiscale adeguato (per non favorire nuovamente il narcotraffico), una dimensione per i terreni di coltivazione ridotta e registrata presso i pubblici registri (per monitorare la capacità di produzione), il divieto di vendita e di consumo entro una certa età (in Colorado è vietato l’uso e la vendita ai minori di 21 anni). E magari anche il divieto per chi è alla guida di un veicolo.

 

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