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Amazon, Spotify e l’industria culturale che cambia

di Fabio Germani

ebookQuello che intende fare Amazon è mettersi al pari di Spotify, solo con gli ebook anziché con la musica. Spotify, con buona pace di Taylor Swift, paga gli artisti a singolo ascolto di un brano (una parte dei compensi spetta alle major, un parte viene trattenuta dalla società svedese e così via). Dunque un artista indipendente, ipotizziamo, potrebbe guadagnare abbastanza in due casi. Il primo: azzecca una traccia e questa viene ascoltata da milioni di utenti registrati al servizio. Il secondo: un intero lavoro, album o mixtape che sia, è talmente apprezzato che meriterà più di un ascolto dagli stessi utenti (anche se in questo caso la quota potrebbe scendere). Per i libri il criterio non può essere il medesimo, ma poco ci manca. La mossa di Amazon di pagare gli autori che ricorrono al self publishing sulla base delle pagine lette (c’è un algoritmo che calcola tutto con estrema precisione, pur in presenza di un carattere diverso, dell’interlinea o altre variabili) mira ad uno sforzo maggiore degli aspiranti scrittori di successo, premiando così la qualità più che la quantità. Un libro può essere molto lungo, ma se non risulta alla lettura scorrevole può essere anche abbandonato poco dopo. Elementare, no?
L’industria culturale sta cambiando, e non poco. Il lancio di Apple Music, il servizio streaming di Cupertino che nasce da Beats Music dopo l’acquisizione di Beats Electronics un anno fa, è l’ultimo esempio di una lunga serie. Tra poco, anche in Italia, arriverà Netflix, che altrove ha già rivoluzionato il concetto di tv. Il mercato musicale sta attraversando una fase di ripresa, nonostante le polemiche che fanno parte del gioco, proprio grazie al segmento digitale (digital stores e streaming). E ora anche i libri, inevitabilmente. Che poi l’introduzione di Amazon sul metodo di pagamento per i self publishers – attiva dal 1 luglio – non è nemmeno la prima novità. Il modello Spotify è emerso già con la funzione Kindle Unlimited – da cui dipendono le sorti degli autori fai-da-te che devono partecipare al programma con le proprie opere –, una forma di abbonamento che dà accesso ad un vasto catalogo di libri presenti nello store, da scaricare e sistemare nei lettori Kindle o device che utilizzano l’app ufficiale. L’abbonamento costa, come per Spotify, 9,99 euro al mese. Tutta la musica che si vuole, tutti i libri che si vuole, purché si paghi un canone mensile.
Ora è praticamente impossibile stabilire se, e in che modo, Amazon riuscirà a dare un contributo di qualità al mercato digitale dei libri. Ma la qualità conta, eccome, se è vero che i titoli digitali in Italia sono aumentati solo nel primo trimestre dell’anno del 66,6% mentre quelli di carta sono diminuiti del 3,4% (dati Associazione Italiana Editori). L’Aie non lo dice esplicitamente, ma la crescita vertiginosa è (quasi) direttamente proporzionale all’aumento degli autori che pubblicano da sé. Si stima che negli Stati Uniti il mercato del self publishing valga oltre 450 milioni di dollari.
L’industria culturale sta cambiando. In meglio o in peggio sarà il tempo a dirlo. John Locke e E.L. James vi risponderebbero in meglio, sicuramente.

@fabiogermani

 

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