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La spesa per l’acquisto di un’abitazione

Quello registrato dall'Istat da gennaio a marzo 2015 è il quattordicesimo calo dei prezzi delle case su base trimestrale consecutivo

acquistare-casaI prezzi delle abitazioni continuano a scendere. Lo rileva l’Istat sulla base delle stime preliminari relative al primo trimestre del 2015. Secondo cui, da gennaio a marzo, l’Ipab – ovvero l’indice dei prezzi delle abitazioni sia per fini abitativi sia per investimento – è diminuito rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente del 3,4%. Una dinamica che, se confermata nei prossimi trimestri, potrebbe contribuire a ridurre le annualità di reddito necessarie all’acquisto di una casa.
Il calo dei prezzi registrato nel primo trimestre del 2015 conferma un trend in atto da qualche anno a questa parte: dal 2010 ad oggi, sottolinea l’Istat, il costo delle abitazioni è diminuito complessivamente del 13,7%. Si tratta di una riduzione dovuta al calo dei prezzi delle case esistenti, scesi – nello stesso arco temporale – del 18,6%, e di quelle nuove, per le quali la variazione negativa è stata meno consistente (-1,5%).
A cosa dobbiamo questa situazione? Per il Codacons, il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, il calo è dovuto al “crollo” dei mutui erogati dagli istituti di credito, a cui hanno fatto seguito una contrazione delle compravendite e la conseguente diminuzione dei prezzi delle case. Un calo costante che, se confermato nei prossimi trimestri, potrebbe contribuire alla riduzione delle annualità di reddito necessarie all’acquisto di un’abitazione. Come accaduto negli ultimi anni.
Nel 2014, secondo un’analisi dell’Ufficio studi del gruppo Tecnocasa, ne occorrevano mediamente 6,6. In diminuzione rispetto al 2013, quando ne servivano 7,1; e alle 9,3 annualità di reddito necessarie nel 2004. Ovviamente si tratta di una media a livello nazionale, elaborata sul prezzo al mq di un medio usato, aggiornato a dicembre 2014, e sulle retribuzioni contrattuali annue di cassa per dipendente (al netto dei dirigenti) a tempo pieno per attività economica e contratto, ricavate dall’Istat.
E così in alcune città (Milano, Bologna e Firenze) le variazioni sono state più consistenti rispetto a quelle registrate a Roma, ad esempio. Nel capoluogo lombardo siamo passati dalle 11,2 annualità del 2004 alle 9 odierne. Nella Capitale, che rimane ancora la città dove occorrono il maggior numero di annualità in assoluto, nello stesso arco temporale la media è scesa da 12,8 a 11.

(articolo pubblicato il 3 luglio su Tgcom24)

 

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