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La crisi del settore delle costruzioni

Da gennaio a marzo 2015 il numero delle imprese attive nel comparto è calato dell’1,4% mentre gli occupati sono diminuiti dell'1,2%
di Mirko Spadoni

posto di lavoroQualche giorno fa, l’Istat aveva confermato un trend in atto da quattordici trimestri consecutivi: il calo dei prezzi delle abitazioni, il cui valore – secondo una stima dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre – è diminuito in modo consistente nell’ultimo quinquennio. Vediamo di quanto.
Secondo la Cgia di Mestre, tra il 2010 e il 2015, il valore economico degli immobili è crollato di circa 1,2 miliardi di euro (-14,2%). Un dato negativo a cui ne seguono altri, purtroppo. La diminuzione dei prezzi delle abitazioni è dovuta ad una contrazione delle compravendite.
Nel periodo compreso tra il 2010 e il 2014, osserva la Cgia, il mercato immobiliare ha assistito ad un crollo delle operazioni di acquisto e di vendita. Un calo che ha coinvolto tanto le abitazioni (-208 mila unità circa; -27,3%) quanto gli immobili strumentali (-12 mila unità; -25,1%), con tutte le conseguenze del caso.
Ad esempio, la drastica riduzione delle compravendite ha avuto ripercussioni sull’attività delle imprese attive nel settore edilizio. Alcune delle quali sono state costrette a chiudere i battenti, mentre altre hanno dovuto licenziare una parte del personale già assunto, pur di sopravvivere. Gli effetti sul fronte occupazionale sono stati inevitabilmente negativi.
Un rapporto di Confartigianato, diffuso solo qualche giorno fa, ha provato a fornire una stima sul numero dei posti di lavoro persi nel comparto edilizio negli ultimi sette anni. Quel che ne emerge non è quadro confortante. Perché, dal marzo del 2008 al marzo del 2015, sono stati bruciati oltre 460 mila posti di lavoro. A farne le spese sono stati 87.053 imprenditori e 373.374 lavoratori dipendenti, che hanno pagato in prima persona le difficoltà della crisi economica. La situazione, però, rimane delicata anche per chi è riuscito a resistervi.
Gli imprenditori ancora attivi fanno i conti con il crollo dei finanziamenti (nell’arco di un anno, da marzo 2014 a marzo 2015, il credito erogato agli imprenditori è diminuito del 10,5%) e il ritardo dei pagamenti, specie quelli della Pubblica amministrazione (P.a.) che – secondo i dati di Intrum Justitia relativi al 2015 – impiega 144 giorni per saldare le fatture. Un record negativo per il nostro Paese, osserva Confartigianato: nell’Unione europea, dove una Direttiva introdotta nel 2013 impone alle P.a. (e alle imprese) di pagare i propri fornitori entro 30-60 giorni, nessuna amministrazione pubblica ci mette così tanto tempo.

(articolo pubblicato il 6 luglio su Tgcom24)

 

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