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Cresce l’imposizione fiscale sugli autoveicoli

autoQuanto certificato dall’Acea (a giugno, nei Paesi Efta – Islanda, Norvegia, Svizzera – e nell’Unione europea, le immatricolazioni di nuove automobili sono cresciute del 14,8% su base annua) è certamente una notizia positiva. Negli ultimi anni, del resto, l’industria automobilistica ha vissuto momenti difficili e – nonostante i buoni risultati certificati periodicamente dall’Acea: quello registrato a giugno, ad esempio, è il 22 esimo aumento mensile consecutivo – le immatricolazioni sono ancora lontane dai livelli precedenti alla crisi economica.
In Italia, ad esempio, nel 2013 il numero dei veicoli immatricolati ha toccato il livello più basso dal 1978. Dunque occorre incentivare la crescita del settore. Come? Tagliando la crescente imposizione fiscale, suggerisce l’Associazione nazionale filiera industria automobilistica (Anfia). Secondo cui, nel corso del 2014, la tassazione complessiva gravante sui veicoli circolanti in Italia ha raggiunto i 71,6 miliardi di euro: l’1,7% in più rispetto all’anno precedente.
Stando alle stime dell’Anfia, infatti, è aumentato tanto il gettito derivante dall’utilizzo dell’autoveicolo (accise sui carburanti, i pedaggi autostradali, l’Iva relativa all’acquisto di ricambi, accessori e pneumatici…), passato da 51,18 miliardi ai 58,67 miliardi del 2014, quanto quello dovuto al suo possesso – il bollo auto, per dirla altrimenti –, cresciuto fino a 6,10 miliardi di euro (430 milioni in più rispetto al 2009).
A diminuire, semmai, sono stati gli introiti derivanti dall’acquisto degli autoveicoli (l’Iva e l’Imposta provinciale di Trascrizione), scesi da 9,48 miliardi ai 6,83 miliardi del 2014. Quando – complice l’aumento delle immatricolazioni – questa voce è tornata a crescere del 3,2% rispetto al 2013, ponendo fine a sei anni consecutivi di cali.
E così, lo scorso anno, la percentuale del gettito fiscale derivante dal comparto automobilistico sul Prodotto interno lordo (Pil) italiano è stata pari al 4,5%: un primato tra i maggiori Paesi europei. Nei quattro principali mercati del vecchio Continente (Francia, Germania, Regno Unito e Spagna) la media è del 3,4%, osserva l’Associazione nazionale filiera industria automobilistica.

(articolo pubblicato il 17 luglio 2015 su Tgcom24)

 

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