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In crescita i consumi alimentari “low cost”

spesa_inflazioneRecentemente i consumi hanno lanciato qualche segnale di ripresa – secondo l’ISTAT, nei primi undici mesi del 2015 il valore complessivo delle vendite di prodotti alimentari è cresciuto dell’1,3% su base annua –, ma contemporaneamente la quota delle famiglie, che decide di rivolgersi ai discount che offrono prodotti economici e spesso in offerta, rimane decisamente elevata.
L’ultimo rapporto del Centro Studi di Unimpresa, condotto su campione composto da 18 mila esercizi commerciali associati, ne è una prova evidente. Secondo lo studio, nel 2015 oltre sei famiglie su dieci hanno “provato almeno una volta i discount”, alla ricerca di prodotti economicamente convenienti. Gli acquisti “low cost” sono cresciuti così del 53% in termini di volumi rispetto al 2014.
Tuttavia la cosa non deve lasciare sorpresi. Diverse ricerche hanno certificato che le scelte dei consumatori italiani sono influenzate in larga parte dall’aspetto economico: stando al Rapporto Italia 2016 dell’Eurispes, ad esempio, nel 2015 il 68% degli italiani ha dichiarato di cambiare marca di un prodotto alimentare se più conveniente. Si tratta di una percentuale che, seppure in calo del 13,7% rispetto all’anno precedente, rimane comunque elevata.
Secondo il Centro Studi di Unimpresa, l’acquisto di prodotti scontati (specie di quelli con ribassi dei prezzi superiori anche oltre il 30% rispetto al listino ufficiale) ha “conseguenze inevitabili” sui ricavi degli esercenti: stando alle prime stime, l’impatto sui conti potrebbe avere un’incidenza negativa del 65-70%.
Lo scorso ottobre, analizzando i dati ISTAT, la Coldiretti osservava che i discount alimentari erano la componente più dinamica dell’intera distribuzione commerciale – alimentare e non –, sottolineando che l’aumento di spesa alimentare è il segno più tangibile della ripresa, poiché è la seconda voce del budget familiare dopo l’abitazione ed è destinata ad avere un effetto traino sull’intera economia.

 

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