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La lenta risalita e il mercato del lavoro

posto di lavoroPer il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, “la ripresa prosegue a passo moderato” e, rivendicando quanto fatto finora dall’istituto di Francoforte, ha ricordato come questa sia sostenuta dalle misure di politica monetaria e dal contesto internazionale (con particolare riferimento ai prezzi dell’energia). Motivo per cui la Bce prevede nuovi interventi già a marzo.
Attraverso il Quantitative Easing – il programma di acquisto di titoli di Stato – la Bce si è mossa per contrastare la deflazione (la diminuzione del livello generale dei prezzi a causa della debolezza della domanda di beni e servizi), stimolando così l’economia e favorendo la ripresa dell’attività e la risalita del mercato del lavoro. Ma tutto ciò non sembra bastare, a causa del rallentamento della crescita globale e i dati relativi al commercio al di sotto delle attese.
A tale proposito, secondo Draghi, le politiche di bilancio degli Stati devono sostenere la ripresa attraverso investimenti pubblici e tassazione bassa. Insomma, creare quelle condizioni che producano un contesto più favorevole alle imprese e che creino lavoro.
Nonostante i miglioramenti nel mercato del lavoro dell’Eurozona per cui proprio la Bce si è mostrata ottimista per il prossimo futuro (in Italia l’Inps registra un incremento di posti stabili nel 2015, un risultato importante dopo che il recente report dell’Ocse aveva rilevato nel nostro paese una qualità del lavoro relativamente bassa), il tasso di disoccupazione nell’area è rimasto stabile in chiusura d’anno, con una minima diminuzione dal 10,5% di novembre al 10,4% di dicembre (dati Ocse).
Nel medesimo periodo i paesi dell’Eurozona che hanno registrato il maggior calo del tasso di disoccupazione sono stati il Portogallo (-0,4 punti a 11,8%), la Repubblica Slovacca (-0,2 punti a 10,6%) e la Spagna (-0,2 punti al 20,8%). Un recupero, insomma, che si presenta ancora lento.
Le cose negli Stati Uniti sembrano procedere nella stessa direzione. Il mercato del lavoro, pur registrando un tasso di disoccupazione sceso al 4,9%, ha evidenziato infatti uno stop rispetto alle previsioni. I posti di lavoro creati a gennaio sono stati 151 mila, meno cioè dei 185 mila attesi. I dati non esaltanti potrebbero spingere la Fed, che aveva da poco avviato un processo di normalizzazione della politica monetaria, a rallentare la stretta sui tassi di interesse. Una scelta che deriverebbe, anche in questo caso, dal contesto internazionale meno favorevole e dall’impatto del rallentamento della crescita mondiale sull’economia statunitense.

 

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