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Ripresa globale ancora fragile

crisi-economica3In un contesto in cui al rallentamento dei Paesi emergenti – ovvero quelle aree che, negli anni interessati della crisi economica, in qualche modo riuscivano a bilanciare l’economia globale – si sono aggiunte le turbolenze finanziarie legate anche alla caduta delle quotazioni delle materie prime, la ripresa globale ne esce indebolita.
Le ultime stime dell’agenzia di rating Fitch indicano infatti stime al ribasso rispetto alle previsioni precedenti sia per Paesi avanzati che per quelli emergenti: dal +2,1% al +1,7% e dal +4,4% al +4%. Di conseguenza il Pil mondiale per il 2016 è stato rivisto dal +2,9% al +2,5%.
Secondo i dati dell’Istat riguardanti il quadro internazionale (contenuti nella Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana), negli Stati Uniti, nonostante il dato relativo al quarto trimestre del 2015 sia stato rivisto al rialzo – dal +0,7% al +1% -, il rallentamento dei consumi privati, degli investimenti non residenziali e delle esportazioni (un indicatore che ha risentito dell’apprezzamento del dollaro sull’euro) hanno causato una forte decelerazione rispetto al primo semestre del 2015.
Tuttavia, rispetto alla fine del 2015, gennaio ha mostrato una diversa dinamicità: la produzione industriale ha invertito la tendenza crescendo dello 0,9%, il reddito disponibile ha segnato un +0,4% e la spesa per i consumi – dopo lo 0,2% di dicembre – è cresciuta dello 0,4%. Buone notizie giungono poi dal mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,9% e l’occupazione non agricola è cresciuta di 242mila unità.
Ma è sui risultati conseguiti a dicembre dall’eurozona che il rallentamento dei Paesi emergenti ha influito maggiormente: le esportazioni, sia extra-Ue che intra-muros sono diminuite (-0,3% e .0,1%) così come anche la produzione industriale (-1%). Prosegue invece il lieve miglioramento del mercato del lavoro, a gennaio il tasso di disoccupazione è sceso al livello più basso dall’agosto del 2011: 10,3%.

 

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