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Dopo le mosse della Bce: quali decisioni prenderà ora la Fed?

janet_yellenDopo le mosse della Banca centrale europea che la scorsa settimana ha tagliato tutti i tassi ed esteso il programma di acquisto dei titoli di Stato – misure che l’istituto di Francoforte ritiene necessarie per stimolare l’economia – gli occhi sono ora puntati sulle strategie della Fed, la banca centrale statunitense.
Quali provvedimenti, dunque, prenderà la Fed in risposta alla Bce nella riunione delle prossime ore? L’economia statunitense continua a mostrare segnali incoraggianti, eppure in molti – tra osservatori e analisti – concordano che la Fed possa decidere di lasciare al momento i tassi invariati. Anzi, già alcune settimane fa, in vista delle future mosse della Bce, si ipotizzava un allentamento del processo di normalizzazione della politica monetaria a causa della carenza di domanda e del rallentamento dell’economia globale (un ulteriore rialzo potrebbe avvenire, verosimilmente, nei prossimi mesi).
Nel quarto trimestre del 2015 gli Stati Uniti hanno registrato una crescita del Pil dell’1%, al di sopra delle stime preliminari. Le spese per consumi privati sono aumentate del 2% (ma a febbraio è scesa la fiducia dei consumatori) e anche l’inflazione ha fatto segnare un miglioramento. Stando agli ultimi documenti della Fed, la crescita si è consolidata anche ad inizio 2016 e il mercato del lavoro si mostra vivace, dopo i progressi rilevati nel 2015.
Insomma, le condizioni economiche statunitensi, sostanzialmente positive, dovrebbero far pensare ad un percorso inverso. Tuttavia, proprio le intenzioni della Bce, potrebbero frenare tale entusiasmo. Francoforte, infatti, mira a stimolare domanda e consumi: un euro più debole può favorire le esportazioni e contrastare la deflazione, rilanciando attività economica e investimenti. In quest’ottica un apprezzamento del dollaro potrebbe non giovare all’economia statunitense. La presidente della Fed, Janet Yellen, non ha mai nascosto di osservare con preoccupazione le prospettive economiche globali.
Nell’Eurozona, in questa fase, lo scopo principale è proprio scongiurare il pericolo deflazione. Poiché la Bce teme che i livelli dell’inflazione (il target è fissato su valori prossimi al 2%) restino bassi ancora a lungo, l’intenzione è ora quella di aumentare la liquidità in circolazione evitando circoli viziosi (consumi in contrazione, minori ricavi per le imprese, investimenti fermi al palo, disoccupazione). La Fed, invece, ha rialzato i tassi di interesse dello 0,25% a dicembre dello scorso anno, cosa che non accadeva dal 2006.

 

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