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Innovazione e Pubblica Amministrazione

di Umberto Schiavella

innovazioneA che punto siamo con l’innovazione nella Pubblica Amministrazione? A questa domanda prova a rispondere una ricerca effettuata dell’Osservatorio eGovernment del Politecnico di Milano presentata in questi giorni a Roma durante il convegno “Dall’Italia all’Europa, confrontarsi per migliorare”, incontro organizzato in collaborazione con la Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Dallo studio emerge che, in quest’ultimo anno, quasi la metà degli enti pubblici ha realizzato progetti di innovazione, ma con una flessione di circa il 6% rispetto all’anno precedente. L’Osservatorio fa presente che la copertura finanziaria dei progetti di innovazione nella Pubblica Amministrazione è resa possibile grazie all’autofinanziamento, circa il 75%, mentre, nel caso di finanziamenti esterni, questa avviene principalmente grazie ai fondi erogati principalmente dalle Regioni. Sempre secondo l’Osservatorio, un’alternativa da prendere in considerazione è quella di ricorrere ai fondi europei, infatti, circa il 12% degli enti ha già partecipato ai bandi, un quinto conosce i contenuti della programmazione 2014 – 2020, ma sussistono ancora problemi legati al coordinamento generale con gli altri enti per lo sviluppo concreto e reale dei progetti. Lo studio dimostra come la grande maggioranza degli Sportelli Unici delle Attività Produttive in Italia, l’81%, ha a disposizione un canale web (+ 8,4% rispetto al 2014), tuttavia continuano ad esistere forti differenze regionali. A livello nazionale, in media, circa il 63% dei procedimenti degli Sportelli unici delle Attività Produttive è avviato in modalità telematica, il 22% tramite PEC, mentre persiste un 15% di pratiche in formato cartaceo o, addirittura del tutto privo di certificazione. La mancanza di un network di collaborazione tra tutti gli attori pubblici insieme ad una non efficiente strutturazione interna degli uffici comunali determina un aumento dei tempi per le autorizzazioni utili alle imprese. Difficoltà che si riscontrano, soprattutto, in quei comuni di medie e piccole dimensioni nel gestire in autonomia le funzioni dello Sportello Unico. Solamente il 26,5% riconosce nel proprio ente locale il soggetto più adeguato per la gestione del SUAP, mentre il 30,5% preferisce le Camere di Commercio, il 20% le forme associate e il 16% le Regioni. Lo stesso problema avviene nel rapporto con le imprese dove meno di due terzi non ha mai attivato forme di collaborazione coi privati. C’è ancora molto da fare rispetto alla digitalizzazione dei servizi a pagamento a disposizione dei cittadini e delle imprese. Il 97% della funzione tributi dei Comuni possiede un software gestionale, percentuale che scende tra il 60% e il 70% delle funzioni edilizia, polizia locale, pubbliche affissioni ed attività produttive per diminuire a poco più della metà in relazione ai servizi socio assistenziali e meno della metà per le altre funzioni. Solo il 20% degli enti intervistati dai ricercatori possiede almeno un canale digitale e, fatta eccezione per il modello F24, lo strumento più usato dai cittadini rimane ancora il bollettino postale, insieme ai canali offerti dalle banche o dagli sportelli fisici degli enti.
La ricerca dell’osservatorio si sofferma anche sugli open data che possono costituire un elemento primario nella strategia di eGovernment per rendere il digitale più trasparente, semplice e partecipato. Su un campione statisticamente rappresentativo di 577 Comuni italiani è emerso come la maggioranza lo fa in modo non strutturato (il 60% non identifica un processo riconoscendo mansioni, ruoli, responsabilità e utilizzando appositi strumenti ICT), senza individuare un referente per la gestione (68%) e senza coinvolgere nel processo gli stakeholder (71%). Solo il 2% pubblica dati con metadatazione e/o linked open data, mentre il 16% utilizza una delle licenze d’uso correttamente associate agli open data. L’84% dei comuni non fornisce agli utenti l’informazione sulla frequenza di aggiornamento dei dati e il 68% non permette agli utenti di effettuare segnalazioni sulle banche dati.
Anche dal lato acquisti nella PA c’è molto da fare. Solo un comune su dieci gestisce gli acquisti da un unico ufficio centrale, il 54% programma gli acquisti su base annuale e solo in un caso su cinque l’attività è supportata da un sistema strutturato. Sono i comuni stessi ad evidenziare la necessità di aumentare le competenze per la gestione dei processi di acquisto, soprattutto nella definizione dei capitolati di gara che, come è risaputo, è la fase più complicata e costosa. La centralizzazione degli acquisti potrebbe essere la soluzione ottimale per il superamento di queste criticità. Il processo di digitalizzazione dei servizi è appena cominciato.

 

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