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Sanità e innovazione digitale

di Umberto Schiavella

tagli_sanità_spending_reviewPresentati i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano. Gli investimenti per la digitalizzazione della sanità italiana nel 2015 si attestano intorno a 1,34 miliardi di euro, pari all’1,2% della spesa sanitaria pubblica (circa 22 euro pro capite) indicando una sostanziale stabilità rispetto al 2014 (1,37 miliardi di euro). In particolare, 930 milioni di euro sono stati spesi dalle strutture sanitarie, 320 milioni dalle regioni, 70 milioni dai 47 mila Medici di Medicina Generale e 18 milioni direttamente dal Ministero della Salute.
La Cartella Clinica Elettronica (CCE) è il principale ambito in cui le strutture sanitarie hanno investito con una spesa pari a 64 milioni di euro, +10% rispetto al 2014, un valore in crescita nel 2016 per il 43% delle aziende del campione. 61 milioni di euro di budget sono stati investiti nei sistemi di front-end, per il Disaster Recovery e la continuità operativa sono stati spesi 48 milioni, 39 milioni di euro quelli erogati per la gestione amministrativa delle risorse umane e 26 milioni per la gestione informatizzata dei farmaci. Importante anche l’ambito dei sistemi di gestione documentale e di conservazione a norma, per il quale il 58% dei CIO prospetta aumenti nel 2016, a fronte di una spesa attuale di 24 milioni di euro. Il 40% dei CIO prevede un aumento di spesa nei servizi digitali al cittadino, spesa che ad oggi si attesta intorno ai 19 milioni di euro.

Servizi digitali
Il 32% dei cittadini ha già sentito parlare del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), il 23% sa di cosa si tratta, mentre l’8% ha cercato informazioni al riguardo. Una quota doppia rispetto all’anno passato e un segnale positivo che ricompensa gli sforzi fatti dal Governo e dalle Regioni per promuovere il Fascicolo Sanitario Elettronico, anche se i livelli di utilizzo sono ancora inferiori alle aspettative: solo il 5% dei cittadini ha effettivamente usufruito di tale servizio. A rivelarlo è un’indagine dell’Osservatorio in collaborazione con la Doxa che ha analizzato il punto di vista di 1.000 cittadini sui servizi digitali della Sanità italiana. Il Fascicolo Sanitario Elettronico è attivo in poche regioni, in alcune sta per essere implementato, mentre in altre il progetto ancora non è stato avviato. Nella popolazione compresa tra i 35 e i 54 anni si registra un picco dei servizi sanitari online. Il servizio online più utilizzato è l’accesso alle informazioni sulle strutture sanitarie, in particolare, reparti, orari, medici, effettuato già dal 26% dei cittadini italiani. Al primo posto si trova la prenotazione online di esami e visite, utilizzata dal 24% dei cittadini, con un aumento dell’85% rispetto al 2015. I servizi per l’accesso, la consultazione dei documenti clinici e il pagamento delle prestazioni sanitarie sono utilizzati rispettivamente dal 15% e dal 14% dei pazienti (+88% e +180% rispetto a quanto rilevato nel 2015).

Digitale e medici di base
Da uno studio svolto dall’Osservatorio in collaborazione con FIMMG e Doxapharma su un campione di 656 Medici di Medicina Generale emergono anche dei cambiamenti comportamentali legati all’innovazione digitale nel rapporto medici pazienti: la mail è utilizzata dall’83% dei medici, gli sms dal 70%. Il 24% degli utenti prenota online visite ed esami, il 15% consulta documenti clinici, ben sette ricette su dieci sono elettroniche e, per finire, oltre la metà dei Medici di Medicina Generale, il 53%, usa WhatsApp per comunicare in maniera veloce ed efficace con i propri pazienti (+33% rispetto al 2015).

Telemedicina
Le tecnologie digitali sono fondamentali al giorno d’oggi per riorganizzare la rete assistenziale. Le strutture sanitarie hanno incrementato gli investimenti in soluzioni ICT a supporto dell’assistenza domiciliare e della medicina sul territorio raggiungendo i 20 milioni di euro di investimenti nel 2015 (+24% rispetto al 2014). Le soluzioni di Telemedicina più diffuse nelle strutture sanitarie sono il Tele-consulto, presente nel 34% delle aziende e le soluzioni di Tele-salute (14%). I Medici di Medicina Generale che fanno uso di queste soluzioni sono solo il 4%, nonostante ci sia un forte interesse (68%). L’85% dei Direttori Sanitari o Socio-Sanitari dichiara che in azienda sono attivi PDTA (percorso diagnostico terapeutico assistenziale) e che nel 79% dei casi questi coinvolgono altri attori esterni all’azienda, per lo più Medici di base (62%) e operatori di altre aziende (48%). I PDTA sono soprattutto in area oncologica, diabetologica, cardiologica e in quasi la metà dei casi sono definiti a livello aziendale. Ma risultano ancora poco diffuse le soluzioni per lo scambio di informazioni con altri attori del processo di cura e assistenza attraverso PDTA informatizzati.

Le difficoltà della sanità digitale
Per le Direzioni Strategiche delle strutture sanitarie, la difficoltà più rilevante all’innovazione digitale nella Sanità è costituita dalla scarsa disponibilità di risorse economiche (68%), dalla resistenza del personale alle nuove tecnologie che richiedono cambiamenti organizzativi e processi (50%) e dalla scarsa cultura digitale degli operatori sanitari (32%). Anche i Medici di Medicina Generale sono consapevoli che i principali ostacoli sono le risorse economiche (54%), seguite dalla scarsa conoscenza delle potenzialità offerte dagli strumenti digitali nello svolgimento della professione (48%) e dalla scarsa cultura digitale dei medici stessi (45%). La principale azione che il 64% delle Direzioni si aspetta dal Governo è il sostegno all’accesso ai finanziamenti, a cui segue la richiesta di definire degli standard (53%) e di semplificare le normative sulla gestione della privacy (52%). Alle Regioni vengono chieste risorse economiche (67%) e la definizione di obiettivi comuni e convergenti (39%), nonché linee guida (39%). Le Direzioni ritengono che uno dei principali fattori trainanti sia la cultura digitale del personale (56%) e la familiarità nell’utilizzo delle soluzioni digitali (44%).

 

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