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Consumi e lavoro: il recupero è ancora lento

spesa_consumi_famiglieNonostante la Pasqua, a marzo l’indicatore dei consumi elaborato da Confcommercio ha registrato un calo dello 0,4% rispetto al mese di febbraio (con un incremento dell’1,5% su base annua). L’andamento osservato riflette una situazione economica, ad ogni modo comune nell’Eurozona, che stenta a decollare pur in un contesto di risalita.
In pratica il recupero degli standard di consumo delle famiglie sta proseguendo (come confermato dagli incrementi tendenziali), tuttavia nel breve periodo si evidenzia un trend altalenante, mostrando una domanda ancora debole e una fase di incertezza. L’ulteriore verifica, in questo senso, giunge dal clima di fiducia dei consumatori misurato dall’Istat, che lo colloca in calo ad aprile.
Tutte le componenti considerate dall’istituto di statistica hanno registrato infatti una flessione: quella economica (nazionale), quella personale, la situazione attuale e le prospettive future. Anche le attese sulla disoccupazione hanno restituito risultati peggiori di quelli rilevati in precedenza, sebbene dal mercato del lavoro siano giunte di recente notizie più positive (tasso di disoccupazione più basso, inattivi in calo e numero degli occupati in aumento).
Anche in virtù di questo, sempre Confcommercio, rileva un miglioramento dell’indice del disagio sociale (Misery Index), che a marzo si è attestato su un valore stimato di 18,3 punti, in discesa di sei decimi di punto rispetto a febbraio. Ma i livelli occupazionali, si è visto nei primi mesi dell’anno, registrano recuperi discontinui e dunque rendono più ostica una piena ripresa.
L’Istat ha sottolineato pochi giorni fa come l’indicatore composito anticipatore dell’economia italiana abbia segnato una battuta d’arresto, “suggerendo un rallentamento nel ritmo di crescita dell’attività economica nel breve termine”. C’è poi da considerare che nell’ultimo periodo la crescita è stata sostenuta soprattutto dalla domanda interna, ma l’inflazione troppo bassa resta un rischio per consumi, produzione e occupazione.
Non a caso la Bce ha esortato che “nel contesto attuale è indispensabile assicurare che le condizioni di inflazione estremamente bassa non si radichino in effetti di secondo impatto sul processo di formazione dei prezzi e salari”. Il ribasso dei prezzi energetici hanno spinto il tasso di inflazione su valori attorno allo zero, non allontanando perciò il pericolo deflazione.
In un tale contesto si può spiegare, almeno in parte, perché la ripresa sta incontrando non poche difficoltà nel suo percorso di realizzazione. Le condizioni macroeconomiche, infatti, non favoriscono una netta risalita dei consumi (tipico delle fasi deflative) e i livelli occupazionali discontinui rallentano il recupero reddituale delle famiglie.

 

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