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Perché il Fmi bacchetta la Germania

export2Per il Fondo monetario internazionale la Germania accumula troppo surplus di partite correnti – gli scambi con l’estero di beni e servizi – e questo la rende meno dinamica, soprattutto sul fronte degli investimenti in infrastrutture. Al contrario, rimprovera il Fmi, “una Germania più dinamica avvantaggerebbe la ancora fragile ripresa economica nella zona euro”.
Non è la prima volta, a dire il vero, che il paese locomotiva d’Europa viene bacchettato per un eccesso di export. La contrazione della domanda globale ha tuttavia “costretto” anche la Germania a sostenere la crescita favorendo, piuttosto, la domanda interna, condizione che si è verificata già nel corso del 2015.
In verità il problema non è esclusivo della Germania, bensì dell’Eurozona che negli anni ha accumulato surplus a scapito di investimenti e consumi. Per paradossale che possa apparire è il motivo per cui la ripresa stenta a decollare. E proprio la Germania è il paese che maggiormente contribuisce al saldo più che attivo dell’area della moneta unica.
Di recente anche il presidente della Bce, Mario Draghi, ha osservato come un’insufficiente domanda di investimenti, a fronte di un eccessivo risparmio, sia alla base delle decisioni prese sui tassi di interesse, tenuti su livelli molto bassi allo scopo di rilanciare l’attività e innalzare l’inflazione su valori prossimi al 2%.
La crescita della Germania resterà moderata grazie alla domanda interna. Nel 2016 l’economia tedesca dovrebbe attestarsi all’1,5%, nel 2017 all’1,6% (entrambe le stime sono state riviste al ribasso). Secondo il Fmi, se le entrate fiscali dovessero risultare superiori al previsto, sarà allora opportuno trasferire parte delle risorse per promuovere gli investimenti. Già quest’anno, infatti, il surplus di partite correnti dovrebbe restare su livelli alti, “una combinazione di elevato risparmio e investimenti interni limitati”.
Negli ultimi mesi, intanto, si è osservato un recupero dell’export che a marzo ha portato ad un aumento del surplus commerciale (a 23,6 miliardi di euro). Le esportazioni sono cresciute dell’1,9% rispetto a febbraio, mentre le importazioni sono diminuite del 2,3%. Tuttavia la produzione industriale, sempre nel mese di marzo, è scesa dell’1,3%, dato che non dovrebbe compromettere la crescita attesa nel primo trimestre dell’anno.
I livelli occupazionali restano tra i migliori dell’Ue (il tasso di disoccupazione a marzo si è attestato al 4,2%, Eurostat). Eppure, nonostante gli indicatori positivi, il Fmi ricorda anche che il potenziale di crescita nel medio termine diminuisce con l’invecchiamento della popolazione. Circostanza, quest’ultima, che ha contribuito alla tendenza al rialzo del risparmio mentre per gli investimenti interni l’atteggiamento è stato decisamente più cauto.

 

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