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I Diritti TV in Serie A e Premier League

calcioscommesseQuest’anno, la volata finale della serie A ha mantenuto acceso un certo interesse, soprattutto per le squadre di metà classifica, in relazione a quello che sarebbe stato il piazzamento finale, elemento fondamentale per poter accedere ai proventi derivanti dai diritti TV. In particolare è stata molto importante la lotta per il decimo posto, posizione che garantiva un incasso di ben 3 milioni di euro.
In questa stagione si è assistito ad un incremento delle entrate del 20%, l’ammontare lordo è stato di 1,169 miliardi di euro, comprese Coppa Italia e Supercoppa. Eliminate le commissioni di Infront, pari a 50,4 milioni, le altre spese e detratto, successivamente, il 10% per la mutualità generale del sistema, parliamo di 107,7 milioni e, stornati i premi per la Coppa Italia e i contributi per la serie B, si arriva a quota 984,3 milioni. Da questa cifra vengono sottratti i 60 milioni di paracadute per le retrocesse arrivando così a 924,4 milioni netti che i club della massima serie italiana si divideranno in base alla delibera del 26 febbraio, delibera approvata con 18 voti a favore e due contrari (Palermo che ha fatto ricorso e Chievo).
Lo scorso febbraio, dopo mesi e mesi di confronti, scontri, riunioni formali e informali, l’assemblea di Lega Serie A ha finalmente approvato le modalità di ripartizione per la stagione da poco conclusasi. La Lega ha deciso di ripartire i Diritti TV di serie A in base ai risultati del piazzamento nella stagione 2015-2016 attraverso due criteri:

– il primo è lo stesso dello scorso anno e prevede l’assegnazione di 3,8 milioni di euro alla prima squadra classificata e 0,2 milioni di euro all’ultima, questo significa che ogni posizione vale, più o meno, 0,2 milioni di euro;

– il secondo è il criterio meritocratico e riguarda la divisione delle cifre che si sono aggiunte rispetto allo scorso anno con l’entrata in vigore del nuovo accordo sui diritti TV.

Gli introiti maggiori spettano alle prime dieci e alle tre retrocesse, sotto forma di paracadute. Dall’undicesimo al diciassettesimo posto si incassano un milione di euro a testa. A queste cifre vanno poi aggiunte altre voci, in particolare: parti uguali, bacini d’utenza e risultati sportivi storici. Come da Legge Melandri, il 40% va suddiviso in parti uguali, ma la Lega ha preferito utilizzare ancora i vecchi metodi di ripartizione fino a quota 809 milioni, ossia il montepremi netto della passata stagione, mentre il restante 30% sarà suddiviso in base ai bacini d’utenza, con il 25% stabilito dalle ricerche sul tifo e il 5% dai dati ISTAT sulla popolazione residente nel Comune in cui gioca la squadra. Il restante 30% sarà poi distribuito in base ai risultati conseguiti con il 10% relativo alla storia sportiva, a partire dalla stagione 1946-1947, il 15% ai cinque anni precedenti e il rimanente 5% in base alla stagione appena terminata. Seguiranno una logica meritocratica i 115,3 milioni di ricavi incrementali con una correzione: 46,1 andranno a comporre la fetta da distribuire in parti uguali che però, non potrà essere inferiore al 40%, ossia 369,7 milioni, 18,5 milioni per squadra, mentre i restanti 69,2 milioni saranno ad uso esclusivo delle prime dieci classificate (il 15% a testa per prima, seconda e terza, il 10% per quarta, quinta e sesta, l’8% per la settima, il 7% per l’ottava, il 5% per la nona e decima), con un milione ciascuno per chi si piazza tra l’undicesimo e il diciassettesimo posto. Esclusi da questo calcolo i ricavi non audiovisivi legati a contratti commerciali come quello per il main sponsor o il pallone, anche qui la Lega distribuirà 23,6 milioni di euro sempre in base alla posizione raggiunta in classifica.

Anche se queste cifre sembrano essere di tutto rispetto, sono nulla in confronto a quello che accade nella fredda Albione. La Premier League, per il triennio 2016-2019 incasserà 5,1 miliardi di sterline, pari a 6,9 miliardi di euro a seguito di un’offerta stellare fatta da Sky UK. Il gruppo di Murdoch si è portato a casa cinque dei sette pacchetti di diritti TV, lasciando i restanti due a BT. Con questo accordo la Premier League vale tre volte la Liga spagnola e la Serie A, sempre in fatto di diritti TV, ovviamente, un accordo che fa sì che la prima divisione inglese risulti essere il campionato più ricco del mondo e la seconda lega sportiva dopo la NFL americana. Una crescita spettacolare, basti pensare che nel 1990 la BBC mandava in onda solo 14 partite l’anno e, oltre a detenere i diritti degli highlights, sborsava alla Premier League appena 3 milioni di sterline l’anno, soldi che oggi non basterebbero neanche per trasmettere mezz’ora di uno dei 168 incontri in diretta, costo che oggi si attesta a più di 10 milioni per singola partita.

 

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