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Guerra al fumo, ma le vendite non calano

di Umberto Schiavella

sigaretta2Foto choc insieme al numero verde del Servizio Sanitario Nazionale sui pacchetti di sigarette. Queste due novità sono diventate un obbligo, infatti, dallo scorso venerdì, l’Italia si è adeguata all’Unione Europea completando la sua adesione alle nuove direttive comunitarie. L’obiettivo principale del decreto ministeriale è quello di assicurare un elevato livello di protezione della salute dissuadendo i consumatori, in particolare i giovani, dall’acquisto e dal consumo di prodotti contenenti tabacco e nicotina. Già a febbraio erano entrati in vigore i divieti di fumo nelle auto con a bordo minori o donne in stato di gravidanza, nelle pertinenze di ospedali, dei reparti di maternità e pediatrici, nonché il divieto di vendita dei pacchetti di sigarette da dieci e l’uso di aromatizzanti. La novità più importante è proprio quella relativa alle immagini shock che saranno riportate sui pacchetti, una cosa nuova per noi italiani, ma uno stratagemma già adottato in molti paesi nel mondo. Il Canada è stato il primo ad usare per legge i cosiddetti “Health Warnings” sui pacchetti di sigarette, seguito dall’Australia, dove non solo le immagini, ma anche l’elevato costo di un pacchetto di sigarette sono i mezzi usati come deterrente per smettere di fumare. Almeno questo è quello che sembra, infatti, dati governativi australiani smentiscono questa iniziativa volta alla salute e al benessere dei cittadini. Nella terra dei canguri i pacchetti generici, ossia quei pacchetti con uno sfondo unico dove sono riportati le immagini scioccanti e il nome del marchio con un font unico per tutti, non sembrano ottenere i risultati voluti. Introdotti nel 2012, i pacchetti generici non hanno influito, in maniera negativa sulle vendite, anzi, i volumi legali di vendita sono aumentati dello 0,5%, così come il consumo tra i minori di età compresa tra i 12 e i 17 anni. Ma non finisce qui, tra il 2012 e il 2014 il consumo di tabacco illegale è aumentato dal’11,5% al 14,5%, come riportato dallo studio “Illicit Tobacco in Australia, 2015 Half Year Report di Kpmg, causando un danno economico al Governo australiano, in termini di mancate accise, pari a circa 1,2 miliardi di dollari.
Sull’ipotesi di introduzione del “pacchetto neutro”, recentemente, l’Ipsos ha condotto per Philip Morris una ricerca dalla quale emerge che, il consumatore, qualora si trovasse davanti ad un pacchetto generico, bianco, senza logo o altri segni identificativi, ne risulterebbe un po’ spiazzato, ma anche un po’ arrabbiato, eppure questo fatto non modificherebbe le sue abitudini di consumo, non fumerebbe di meno, al massimo si sposterebbe su fasce di prezzo più basse. L’indagine mostra come esiste un rapporto molto stretto tra i consumatori di tabacco e i brand di sigarette che preferiscono, tanto che, anche di fronte ad un pacchetto “neutro”, il consumatore continuerebbe a chiedere al tabaccaio sempre la “sua” marca di sigarette favorita. Sempre secondo la ricerca Ipsos, in Italia, la maggior parte degli intervistati afferma che, davanti ad un pacchetto neutro, adotterebbe un portasigarette o un astuccio per coprire le immagini choc, oltre a ritenere questo provvedimento demagogico e ipocrita in quanto, lo Stato, ricava un introito importante dalla vendita delle sigarette. In molti affermano che il pacchetto generico tende a diminuire la qualità contribuendo a rendere i prodotti indistinti, fatto che potrebbe dare una spinta al mercato illecito, alla contraffazione e al contrabbando, un rischio non da poco per la filiera produttiva del tabacco italiano con più di 200mila addetti tra coltivatori e indotto.
Secondo la Guardia di Finanza, nel 2015 sono state vendute illegalmente 4,4 miliardi di sigarette di contrabbando, un dato in aumento, se si considera che, nel primo quadrimestre del 2016, solo in Campania, i finanzieri hanno sequestrato 40 tonnellate di “bionde”, solo durante il 2015 ne sono state sequestrate 80 tonnellate. Sempre secondo la Guardia di Finanza, ogni anno i contrabbandieri sottraggono alle casse dello Stato circa 770 milioni di euro di introiti fiscali, contrabbandieri che, al giorno d’oggi, per impedire le intercettazioni, sono diventati tecnologici e usano applicazioni per chat e Skype per comunicare tra loro i piani logistici con i quali le sigarette si spostano dalle rotte balcaniche verso l’Italia.

 

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