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Lʼandamento del settore delle costruzioni

edilizia_crisiTra i dati positivi diffusi dal Cerved, relativi al calo dei fallimenti delle imprese italiane, c’è una voce che desta particolare curiosità: l’andamento del settore edilizio che nella prima parte dell’anno registra un’importante inversione di tendenza, guidando di fatto il trend generale in diminuzione. Nei primi tre mesi del 2016, infatti, risultano essere 756 le imprese attive in questo segmento che hanno aperto una procedura fallimentare, vale a dire oltre cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2015 (-12,4%).
Il dato, insomma, dovrebbe riflettere una lieve risalita che ha investito il settore delle costruzioni negli ultimi mesi, nonostante le difficoltà che ancora persistono e nonostante, soprattutto, sia stato il più colpito dalla crisi economica. Ricordiamo: solo nel 2013 si era registrata una contrazione delle imprese del 7,6% rispetto al 2012, ovvero 18 mila unità in meno (dati Ance su elaborazioni Istat).
Dal 2008 al 2013 ne sono uscite dal mercato circa 68 mila, con oltre un addetto. Nel 2013 la variazione negativa per le imprese con 20-49 addetti risultava pari all’11,6% e al 10,1% per quelle con numero compreso tra i 50 e i 99 addetti.
Certo, le difficoltà restano. Stando agli ultimi dati Istat disponibili, a marzo 2016 l’indice della produzione nelle costruzioni ha registrato una riduzione dello 0,7% rispetto al mese precedente e dello 0,4% su base annua. Ad ogni modo rallentamenti più contenuti rispetto ai crolli vertiginosi degli anni della crisi, ma pur sempre un campanello d’allarme dopo gli incrementi di febbraio. Una prima, consistente, risalita fu osservata a novembre 2015 quando si rilevò un aumento del 2,9% sul mese e del 3,8% rispetto a novembre 2014 (il valore più alto in sette anni).
Se già verso la fine del 2015 era stata prevista una timida ripresa degli investimenti (nonché dell’occupazione), sicuramente il trend ora positivo del mercato immobiliare ha contribuito al più generico miglioramento. Ma affinché il settore torni a crescere – con effetti moltiplicativi sull’economia complessiva – si rende necessaria una domanda aggiuntiva di spesa in costruzioni.
Da un recente studio, condotto dal Centro Studi Ance, emerge infatti che il settore delle costruzioni acquista beni e servizi dall’88% dei settori economici (31 settori economici su 36 sono fornitori) e solo il 4,2% degli acquisti è importato mentre il 95,8% è di produzione interna.
In poche parole una spesa aggiuntiva di un miliardo di euro in costruzioni, stima lo studio, genererebbe sul sistema economico una ricaduta complessiva di 3.513 milioni come effetti diretti, indiretti e indotti più un incremento di 15.555 unità di lavoro di cui 9.942 nel settore delle costruzioni e 5.613 nei settori collegati.

 

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