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I numeri del calcio italiano

di Umberto Schiavella

stadio_calcio_prezzi_bigliettiIl calcio italiano non gode di buona salute. Questo è quello che emerge dallo studio della F.I.G.C. condotto insieme a PwC (PricewaterouseCoopers) e Ariel (Agenzia di Ricerche e Legislazione) relativo alla stagione 2014/2015. Le tre leghe professionistiche registrano una perdita netta aggregata di 536 milioni di euro, aumentata del 69,1% rispetto al periodo precedente. In particolare: la Serie A perde 379 milioni, la Serie B 91 milioni e la Lega Pro 66 milioni. In calo, per la prima volta dopo tre anni consecutivi, anche il valore della produzione, -3,7% per un totale di 2.625 milioni, calo determinato soprattutto dalla riduzione delle plusvalenze nella vendita dei calciatori. In aumento anche i costi, specialmente quelli relativi al lavoro, cresciuti del 4,9%. Sostanzialmente il rapporto evidenzia la crisi del mondo del pallone in Italia, crisi sottolineata anche dal Presidente della F.I.G.C. Carlo Tavecchio che rilancia il suo progetto per scongiurare il collasso: cambiamento nel format del campionato con la riduzione del numero delle squadre e la costruzione di nuovi stadi.
Fortunatamente lo studio riporta anche qualche dato positivo, in particolare il giro d’affari prodotto in Italia dal sistema calcio è di 13,7 miliardi di euro, i ricavi per i diritti TV e radio sono di 1.091 milioni con una crescita del 7,4%, quelli commerciali sono 409 milioni con un +9,3%, mentre quelli relativi agli ingressi negli stadi sono 262 milioni, +18,4%. Altro dato positivo è quello relativo alla Nazionale: ad ogni gara la nostra compagine porta a casa oltre tre milioni di euro in termini di diritti televisivi. Importante il livello di internazionalizzazione: il 65% delle partite giocate dalle Nazionali italiane nel 2014/2015 sono state disputate all’estero. L’audience cumulata a livello mondiale ha superato l’1,1 miliardi di telespettatori e l’82% delle vendite nette del merchandising ufficiale FIGC-PUMA viene commercializzato all’estero (i principali mercati stranieri sono rappresentati da Stati Uniti, Francia ed Emirati Arabi).
Ma veramente basterebbe costruire nuovi stadi per risollevare le sorti del calcio italiano? Dando un’occhiata a quello che succede in Europa sembrerebbe di sì, emblematico il caso del Real Madrid o dell’Allianz Arena del Bayern Monaco che hanno visto moltiplicarsi i loro introiti proprio attraverso l’uso di uno stadio di proprietà. Il Real Madrid guadagna 28 milioni di dollari all’anno “solo” per aver rinominato il Bernabeu in United Arab Emirates, stessa sorte per il Manchester United che, assegnando ad uno sponsor il suo stadio, Aon, riceve 22 milioni di dollari l’anno, mentre il Bayern Monaco intasca 9 milioni di dollari l’anno dalla società di assicurazioni Allianz. In Italia la Juventus con il suo Juventus Stadium sorto dalle ceneri del vecchio Delle Alpi si allinea alle grandi squadre europee, mentre Udinese e Sassuolo provano ad imitarne i passi. Effettivamente, sempre stando al report, la situazione relativa all’impiantistica e all’affluenza negli stadi resta critica, nonostante nella stagione 2014/2015 il numero complessivo di spettatori segna un +1,8% rispetto al periodo precedente, pari a 13,3 milioni. Sempre nella stagione 2014/2015 il numero complessivo dei posti invenduti ha superato gli 8,4 milioni, numeri ancora troppo alti rispetto a quello che avviene in Germania dove sono solo 1,3 milioni i posti rimasti invenduti nella prima divisione e 1,4 milioni in quella inglese. Il riempimento medio della capienza supera il 50% solo in Serie A, scende al 41% in Serie B e al 24% in Lega Pro. Un potenziale economico inespresso, infatti, si stima che, ipotizzando una capienza dell’80% degli impianti, le squadre della prima divisione potrebbero ottenere ricavi per circa 100 milioni di euro, dato che sale a quasi 178 milioni di euro nel caso di un utilizzo pieno del 100% dei posti disponibili.
Ma cosa si può fare veramente per rivitalizzare e risollevare le sorti del calcio italiano? Non solo stadi, ma spingere di più sul merchandising e sul licensing, nonché l’ideazione di campagne di marketing e comunicazione ad hoc, maggiori investimenti e attivazioni sui social network, infine, forse la cosa più importante, ridare vita ai vivai dove coltivare i possibili campioni del domani.

 

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