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I fatturati delle mafie in Europa e nel mondo

di Umberto Schiavella

mafiaSi calcola che il giro d’affari delle mafie europee sia di circa 110 miliardi di euro all’anno, pari all’1% del Pil dell’intera Europa. Un volume d’affari comunque sottostimato in quanto non esistono e non esisteranno mai dati ufficiali. Gran parte del fatturato deriva dal mercato della contraffazione e dal circuito dei falsi che porta nelle casse delle mafie circa 42,7 miliardi di euro all’anno. Seguono le truffe comunitarie, attività in cui sono specializzate le mafie italiane, con circa 29,3 miliardi, il traffico di droga con 29,3 miliardi e, per finire, il contrabbando di tabacchi, attività tornata da poco in auge che frutta ben 9,4 miliardi. In questa classifica non vengono calcolate le entrate derivanti dal traffico di esseri umani, dello sfruttamento sessuale e del traffico di organi, attività illegali che, secondo le stime dell’International Labour Organization, un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite, fruttano un giro d’affari mondiale di 114,2 miliardi e di 35,6 miliardi per la sola Europa. Questi dati sono relativi al 2015 e sono stati estratti dalla ricerca “Dai mercati illegali al business legale: il portafoglio della criminalità organizzata in Europa” promossa dal progetto europeo Ocp.
In Italia il business criminale è stimato intorno ai 15,9 miliardi di euro l’anno, rientrano nella metodologia di calcolo, oltre il traffico della droga, 5,3 miliardi, anche le estorsioni e i racket, 5,2 miliardi, l’usura, 4,6 miliardi, il traffico di esseri umani, 3 miliardi e il gioco d’azzardo, 425 milioni. Ovviamente si tratta sempre di stime, ad esempio, una precedente ricerca effettuata dall’Istituto Demoskopika nel 2012 calcolò di ben 53 miliardi di euro il fatturato complessivo della sola ‘Ndrangheta in sette aree continentali, Italia inclusa.
Basandosi sulle stime sui ricavi, il sito d’informazione finanziaria Insider.Pro, ha stilato una classifica relativa ai cinque player criminali più ricchi al mondo. Prima in classifica troviamo la Yamaguchi Gumi con un fatturato di 80 miliardi di dollari l’anno. Meglio conosciuta come Yakuza, la sua più grande fonte di guadagno è racchiusa nel traffico di droga, seguito dal gioco d’azzardo e dall’estorsione, nonché dalla risoluzione delle controversie. I gruppi che costituiscono la Yakuza sono legati da complesse gerarchie e i membri, una volta iniziati, devono sovvertire qualsiasi altro vincolo in favore della Yakuza. Il boss della Yamaguchi Gumi è Kenichi Shinoda e, attualmente, gestisce dal carcere il patrimonio del sindacato criminale di cui è a capo. Seconda posizione occupata dalla Solntsevskaya Bratva con ricavi stimati per 8,5 miliardi di dollari. La mafia russa, a differenza della Yakuza, è estremamente decentralizzata, il gruppo è composto da dieci brigate semi-autonome a compartimenti stagni e operano in maniera indipendente l’una dall’altra. Il gruppo mette in comune le proprie risorse, i “capitali d’investimento” sono gestiti da un consiglio composto da dodici membri che si riunisce regolarmente in diverse parti del mondo solitamente mascherando le riunioni con dei party “esclusivi”. Pare che il gruppo possa contare su più di 9.000 membri e i suoi ricavi derivano principalmente dal traffico di droga e di esseri umani. La mafia russa è fortemente legata al commercio dell’eroina con l’Afghanistan, solo in Russia si consuma il 12% dell’eroina presente in tutto il mondo. Al terzo posto troviamo la Camorra con ricavi pari a 4,9 miliardi di dollari e un mercato assai diversificato. La Camorra opera in più settori: sfruttamento sessuale, armi da fuoco, traffico di droga, contraffazione, gioco d’azzardo, usura ed estorsione. Storicamente l’organizzazione risale al XIX° secolo ed ebbe origine nelle carceri borboniche svolgendo, inizialmente, un ruolo fondamentale durante le lotte politico insurrezionali dell’Italia dell’800’ offrendo servizi di protezione e proponendosi come forza per l’organizzazione politica dei ceti più poveri in Italia. Quarto posto per la Ndrangheta con un fatturato stimato intorno ai 4,5 miliardi di dollari. Secondo gruppo criminale del paese, la compagine calabrese è famosa al mondo per i suoi forti legami con i produttori e i distributori di cocaina sudamericani, nonché per la sua attività di organizzazione e controllo del mercato della droga destinata all’Europa. Quinto e ultimo posto per il Cartello di Sinaloa con un guadagno stimato di circa 3 miliardi di dollari. Si tratta del più grande cartello messicano della droga famoso per la sua violenza efferata e crudeltà unica. Il Cartello di Sinaloa funge da intermediario tra i produttori di droga sudamericani e il ghiotto e insaziabile mercato americano. Capo indiscusso di questa organizzazione criminale era Joaquin “El Chapo” Guzman, balzato agli onori della cronaca qualche tempo fa in seguito alla sua fuga spettacolare, dai contorni hollywoodiani, dalla prigione messicana di Ciudad Jerez dove era stato recluso.

 

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