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Bene i consumi, ma ripresa ancora lenta

spesa_consumi_famiglieNonostante l’economia italiana continui a crescere, soprattutto grazie al contributo della domanda interna al Pil e ad un miglioramento degli investimenti, le prospettive a breve termine indicano ancora segnali di debolezza. E’ quanto emerge dalla Nota mensile sull’andamento dell’economia del Paese diffusa dall’Istat. In particolare, segnalano da via Cesare Balbo, nel primo trimestre 2016 la spesa delle famiglie residenti ha registrato una crescita dello 0,3% sul trimestre precedente. Crescite notevoli hanno interessato la spesa per i beni non durevoli, con un +0,7%, e quella per i beni durevoli, sebbene in rallentamento rispetto ai trimestri precedenti, +0,5%. Più esiguo, invece, l’aumento della spesa delle famiglie per i servizi, -0,2%, mentre segna una lieve contrazione quella per gli acquisti di beni semidurevoli, -0,1%.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, l’Istituto di statistica, ha rilevato un aumento sia degli occupati (+0,3% per gli uomini e +0,1% per le donne) che del tasso di disoccupazione (+0,1% ad aprile rispetto a marzo, all’11,7%), determinato soprattutto dall’aumento del tasso di disoccupazione della componente femminile al 12,8%. Ad aprile il numero di donne in cerca di occupazione è, infatti, aumentato del 4,5% mentre il numero delle inattive è diminuito dello 0,8%. La componente maschile ha invece riportato un calo del tasso di disoccupazione al 10,8% (-0,1% rispetto ad aprile).
Dati che indicano, appunto, un proseguo della crescita dell’economia italiana. Si parla comunque di un ritmo piuttosto lento, soprattutto a confronto di quello dei principali partner europei. Nel primo trimestre il Pil italiano è cresciuto dello 0,3% (su base congiunturale), contro il +0,8% della Spagna, il +0,7% della Germania, il +0,6% della Francia e il +0,5% (contro il +0,6% delle stime precedenti) dell’Eurozona.
Anche la dinamica dell’Eurozona è legata maggiormente ai consumi interni (le vendite al dettaglio hanno registrato un +0,7% nel primo trimestre) mentre sul commercio con l’estero pesa ancora il rallentamento delle economie emergenti. I dati del Central Plan Bureau, contenuti della nota dell’Istat, indicano per marzo un calo dello 0,5% del volume degli scambi commerciali mondiali, contribuendo negativamente al -1,7% registrato nell’intero trimestre.

 

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