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Twitter: il social preferito dai leader di tutto il mondo

di Umberto Schiavella

Schermata 2016-06-22 alle 14.12.48“Delete your account”. Questo il tweet lapidario di Hillary Clinton in risposta al cinguettio di Donald Trump successivo all’endorsement di Barack Obama. Sono bastati solo 18 caratteri su 140 per rispondere alla provocazione del democratico, un tweet che racchiude tutta la forza e il valore del social network, da sempre basato sulla formulazione di pensieri sintetici e ben strutturati per dare importanza alle nostre affermazioni o per supportare il sistema dell’informazione, informazioni che, grazie ai social, viaggiano ad una velocità mai sperimentata prima.
Ed è proprio grazie alla sua immensa capacità di dare voce ai costruttori di senso in tutto il mondo, di veicolare le informazioni e di supportarne il sistema che Twitter, negli ultimi cinque anni, è divenuto il canale privilegiato della diplomazia digitale dei leader mondiali, tanto che è il più usato dai capi di stato e di governo di 173 paesi che rappresentano il 90% dei membri dell’Onu con un pubblico complessivo composto da 324 milioni di follower. Twitter come strumento diplomatico aperto e trasparente, un canale con il quale i premier, i politici, le personalità istituzionali si confrontano con i loro elettori e/o detrattori in maniera diretta, efficace, senza filtri (tranne per l’intervento di qualche social media manager), un potente strumento di comunicazione e un barometro diplomatico attraverso il quale è anche possibile analizzare e prevedere le relazioni internazionali, nonché misurare l’opinione pubblica.

LA RICERCA
Il colosso internazionale delle pubbliche relazioni Burson-Marstellerm ha recentemente pubblicato l’edizione 2016 del suo rapporto “Twiplomacy”, rapporto che ha analizzato 793 profili appartenenti ai capi di stato e di governo individuando i politici più seguiti sul social network a livello mondiale. Nel corso dell’ultimo anno i leader mondiali più popolari su Twitter hanno continuato ad aumentare i loro follower, mentre altri hanno iniziato ad affacciarsi per la prima volta alla piattaforma di microblogging. Dalla ricerca risulta che ancora molti governi sono restii a creare dei profili ufficiali, sono 20 i paesi, principalmente in Africa e nel Pacifico, che non hanno ancora un account Twitter ufficiale, perfino la Cina, nota per il suo Grande Firewall che blocca la maggior parte dei social e dei siti ritenuti dannosi per la repubblica popolare, si sta progressivamente aprendo all’impegno sociale dei media affidando alcune “missioni diplomatiche” ai suoi tweet. Lo scorso aprile Kathy Chen, membro del Partito Comunista Cinese, è stata assunta da Twitter come Direttore Esecutivo dell’area della Grande Cina (HK, Prc, Macao e Taiwan). Oltre ad avere un profilo personale (che non aveva prima di essere stata assunta), la Chen gestisce l’account ufficiale della Grande Cina (@TwitterGCN) e i suoi primi tweet menzionano la televisione e l’agenzia stampa di stato nella speranza di dare il via ad una stretta collaborazione per far conoscere la storia della Cina al resto del mondo. Infatti, sembra che il compito del nuovo Direttore Esecutivo sia quello di raggiungere tre obiettivi: raccontare la storia cinese, la sua cultura, le sue tradizioni, aiutare medie e grandi imprese cinesi a potenziare il loro marchio nei mercati esteri e, infine, diffondere i successi delle aziende di information technology della grande Cina nel campo della tecnologia e della pubblicità. In realtà c’è chi pensa che questa sia una mossa tattica voluta da Twitter per entrare definitivamente e a pieno titolo nel mercato cinese che conta più di 650 milioni di internauti attivi.

I LEADER PIÙ SEGUITI
Ma chi sono i leader mondiali più attivi e più seguiti su Twitter? Con più di 75 milioni di follower, è Barack Obama il leader incontrastato del mondo digitale. Lui, più di tutti, ha capito da subito l’importanza della comunicazione attraverso i social usati in maniera egregia nelle sue due elezioni nel 2008 e nel 2012. Ma il Presidente è attivo anche su altri social come Facebook, Instagram, YouTube e Google+ e, nel gennaio del 2017, lascerà il suo incarico con un totale di 137 milioni di seguaci. Obama ha dato il via anche ad altri profili istituzionali ufficiali: quello del Presidente degli Stati Uniti, @POTUS, account che sarà, a breve, consegnato a chi verrà eletto nuovo Presidente; @FLOTUS, l’account ufficiale della First Lady; @VP, l’account dedicato al Vice Presidente. Papa Francesco è il secondo leader mondiale più seguito su Twitter con oltre 28 milioni di seguaci e nove account in nove lingue diverse: italiano, latino, spagnolo, portoghese, polacco, francese, inglese, tedesco e arabo. Terzo posto per l’account personale del Primo Ministro indiano Narendra Modi con quasi 20 milioni di follower. Segue l’account ufficiale, sempre del Primo Ministro indiano, con 11 milioni di follower, l’account ufficiale della Casa Bianca con oltre 10 milioni di seguaci, il profilo ufficiale di Recep Tayyip Erdogan, Presidente della Turchia, il profilo ufficiale del Presidente degli USA con oltre 7 milioni di follower. Chiudono la classifica il Re degli Emirati Arabi Uniti con poco più di 6 milioni di follower, il Presidente del Messico Enrique Nieto con più di 5 milioni di seguaci e il Ministro degli Esteri indiano Sushma Swaraj, sempre con poco più di 5 milioni di follower. In Europa, il leader più seguito in assoluto è il Primo Ministro inglese Dave Cameron (@Number10gov un profilo istituzionale) con quasi 4 milioni e mezzo di follower, segue il nostro giovane Presidente del Consiglio Matteo Renzi con quasi 2 milioni e mezzo di seguaci e una forte presenza social anche su Facebook, famose le sue dirette live “Matteo Risponde”. Terzo posto per la Royal Family seguita da quasi 2,3 milioni di follower, al quarto posto con 1,6 milioni di seguaci il Presidente francese Francois Hollande. Chiudono la classifica al quinto posto il profilo personale di David Cameron con quasi 1,5 milioni di seguaci, l’account ufficiale dell’Eliseo con quasi 1,3 milioni, il profilo del Primo Ministro Spagnolo Rajoy con poco più di 1,2 milioni, l’account ufficiale del Primo Ministro Olandese con quasi 650.000 follower, quello del portavoce del governo tedesco con 532.000 seguaci e quello di Palazzo Chigi con quasi 520.000 follower.

I PRECURSORI
Barack Obama è stato il primo leader mondiale ad aprire un account Twitter esattamente il 5 marzo 2007 quando era ancora senatore dell’Illinois. Anche il presidente messicano Enrique Peña Nieto (@EPN), il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti (@StateDept) e il Ministro degli Esteri del Kosovo Selimi Petrit sono tra i primi ad aderire al servizio di microblogging nel 2007.
La maggior parte dei leader del mondo hanno seguito l’esempio di questi politici tra il 2009 e il 2012. L’ultimo ad aver aperto un account nell’aprile 2016 sono stati il nuovo ministro degli Esteri islandese Lilja Alfredsdottir (@LiljaAlfreds), il presidente della Bolivia Evo Morales (@EvoesPueblo) e il Ministro degli Esteri del Montenegro Igor Luksic (@I_Luksic), anche in vista della possibilità di diventare il prossimo Segretario Generale delle Nazioni Unite. Ventisette account risultano inattivi e non hanno mai inviato un tweet, sette profili sono account protetti, compreso l’account di Yahya Jammeh, Presidente del Gambia (@JammehOfficial). Il 46% (370 account su 793) sono stati ufficialmente verificati da Twitter.
Dieci anni fa, il co-fondatore di Twitter, Jack Dorsey compose il primo tweet di sempre: ”just setting up my twttr”. Dieci anni di successi, innovazioni e cambiamenti, ma ora è crisi, nonostante i numeri siano ancora di tutto rispetto, surclassato dal social del momento, Snapchat. Neanche le recenti acquisizioni in tema “video” sembrano risollevare la piattaforma di microblogging per eccellenza, quello più squisito, fine e arguto dei primi vagiti dei social network. C’è chi dice che dovrebbe fare un passo indietro e tornare alle sue radici, alla sua capacità di supportare il sistema dell’informazione, di ampliarlo, di renderlo sempre più trasparente, senza filtri, se non quelli dell’utente stesso… e non nella costruzione di relazioni amicali, per quello c’è e ci sarà sempre Facebook, almeno per ora, un vero highlander della comunicazione social digitale. La recente proposta di ampliare i 140 caratteri, l’elemento vincente, vincolante e stimolante che l’ha reso famoso nel mondo online e offline ha scatenato l’ira dei puristi social gridando all’anatema, puristi che, come il sottoscritto, per postare una foto nel 2009 dovevano scaricare l’applicazione yfrog perché Twitter non contemplava un tale sgarro alla comunicazione scritta. Prossimo passo? Back to the roots o la seconda clamorosa acquisizione social di Microsoft, dopo LinkedIn ovviamente, come si paventa già da un po’ di tempo?

 

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