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Artigianato digitale: il futuro del Made in Italy

di Umberto Schiavella

artigianiNed Ludd non starebbe più nella pelle, finalmente il ritorno alla manualità, all’artigianato e senza distruggere macchinari industriali. Produrre meno e produrre meglio con una maggiore attenzione alle richieste della domanda è questo il mantra dell’artigianato digitale. Qualità, unicità e originalità sono i tratti caratteristici di questo nuovo settore che, secondo la ricerca “Costruttori di valore” di Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, CDR Claudio Demattè Research della SDA Bocconi e sostenuta da Vacheron Constantin, potrebbe nel giro di pochi anni creare 160.000 nuovi posti di lavoro e garantire un contributo all’incremento del PIL dell’1% annuo. Un dato significativo che dimostra come il settore artigiano potrebbe ridare competitività al Sistema Italia.
La cultura artigiana combina in un mix straordinario e inimitabile passato e futuro, tradizione e innovazione mantenendo l’occupazione. Per la grande industria l’innovazione consiste sempre di più con una maggiore automazione e con la sostituzione del lavoratore con macchine o programmi automatici. Nel mondo artigianale, invece, l’innovazione riguarda il potenziamento del lavoratore che, grazie alle tecnologie lavora meglio, ma non viene sostituito da esse.
Gli artigiani digitali o makers, sono coloro che ripensano i modelli di produzione e di business, sono i protagonisti di un nuovo fenomeno basato sull’ideazione e sulla costruzione degli oggetti attraverso la manualità, la tecnologia, la collaborazione, il design e la sostenibilità.
 Gli artigiani digitali si organizzano in comunità virtuali e fisiche, come i Laboratori della Fabbricazione Digitale, i cosiddetti FabLab, HackSpace, TechShop e, nonostante il lungo momento di crisi, si inventano il loro lavoro creando impresa. Gli artigiani digitali sono tra i protagonisti della quarta rivoluzione industriale, un cambio di paradigma economico che vede nella condivisione della conoscenza e della tecnologia le basi di un ecosistema innovativo, dinamico e capace di creare valore e nuove forme di occupazione.
Il digitale trasforma il laboratorio artigiano in un’impresa virtuale e globale con grandi opportunità sul fronte dell’aggregazione in rete degli imprenditori e della loro affermazione sui mercati esteri. Il tutto grazie alle nuove opportunità tecnologiche, ad una nuova organizzazione della linea produttiva della manifattura digitale, alla digitalizzazione dei processi, nasce il cosiddetto “taylor made”, punto di forza delle produzioni artigianali e della piccola industria, elementi che permettono di personalizzare soluzioni innovative che altrimenti avrebbero richiesto ingenti investimenti e di ridurre sensibilmente i tempi di consegna del prodotto sul mercato. Nel 2015 è aumentata la presenza delle piccole imprese sul web, al 68,9% dal 67,4% del 2014, si stabilizza al 12,4% la quota di piccole imprese che ha attivato sistemi di ordinazione sul proprio sito Internet, in aumento rispetto all’11% del 2014», il 9% vende on line prodotti o servizi (dal 7,3% del 2014), triplicato poi l’utilizzo della fatturazione elettronica, dal 4,6% del 2014 al 14,1% del 2015. In aumento anche la quota di piccole imprese presenti sui social network che dal 28,5% del 2014 sale al 34,2% del 2015 e si allinea con la media europea, aumentata dall’8,9% al 12,1% anche l’uso di risorse per la condivisione di contenuti multimediali. L’utilizzo dei social network delle piccole imprese italiane supera quello della Germania (31%) e della Francia (27%), mentre è in linea con quello registrato dalle imprese spagnole, 35%. Fra le motivazioni, prevale la leva di marketing per il 34,1%, seguito dal miglioramento della collaborazione con altre imprese/organizzazioni, 29,4% e l’interazione con la clientela, 15,9%.
Emblematico il successo globale del sito Etsy, il mercato virtuale nato a New York nel 2005 ed interamente dedicato ai manufatti artigianali. Etsy conta oltre 1 milione di artigiani che vendono le loro creazioni senza intermediari, cosa che ha permesso al sito di generare nel solo 2012 un fatturato di circa 900.000 euro. Da notare che l’88% di coloro vende prodotti artigianali su Etsy è composto da donne e che il 97% di queste donne lavora direttamente da casa, confermando che l’attività artigianale favorisce anche l’occupazione femminile e permette alle donne di sottrarsi alla delicata scelta tra famiglia e lavoro.

 

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