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Il prelievo fiscale in Italia: le differenze tra Nord e Sud

tasseTra le tante spaccature che vanno a rappresentare il divario tra le regioni del Nord d’Italia e quelle del Sud, c’è anche quella relativa al prelievo fiscale pro capite. Da un’analisi del centro studi della Cgia di Mestre emerge, infatti, che le entrate tributarie pro capite provenienti dalle regioni settentrionali sono quasi il doppio rispetto al Mezzogiorno.
D’altronde, ricorda il coordinatore dell’Ufficio studi dell’Associazione, come stabilisce “l’articolo 53 della Costituzione italiana, tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”. Essendo la capacità contributiva legata alla ricchezza del territorio non stupisce quindi che al Nord il prelievo pro capite sia più elevato.
Proprio recentemente, l’Istat ha diffuso i numeri sulla povertà in Italia. Dal resoconto si può appunto notare come, su una popolazione residente pari a 20,855 milioni di persone, ben 2,084 milioni siano povere. Al contrario, al Nord, sebbene il numero della popolazione residente sia più elevato – 27,6 milioni di persone – il numero di individui poveri è inferiore: 1,843 milioni.
Altro divario si può osservare attraverso il reddito netto familiare, pari a oltre 32 mila euro nelle regioni settentrionali e a poco più di 24.500 euro nelle regioni del Sud. Anche il Pil pro capite risulta nettamente più elevato al Nord, basta guardare quello di alcune regioni. Mentre in Lombardia il Pil pro capite è pari a 33.272 euro, nella Valle d’Aosta a 36.779 euro, in Calabria si attesta appena a 15.256 euro e in Campania a 15.909 euro.
Tornando ai dati della Cgia, dallo studio emerge quindi che, mentre al nord le entrate tributarie pro capite hanno un valore medio annuo di 10.229 euro, nel Mezzogiorno la cifra scende a 5.841, a fronte degli 8.572 della media nazionale. L’importo più elevato riguarda la Lombardia ed è pari a 11.284 euro, mentre quello più esiguo la Calabria, con 5.183 euro.

 

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