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Imprese e occupazione: i segnali di vitalità del Sud

imprese_istatLa ripresa del Mezzogiorno passa anche dal tessuto imprenditoriale e dal contributo che da esso deriva. Perché, se da un lato il saldo delle imprese si conferma positivo tra aprile e giugno (+38 mila secondo gli ultimi dati che emergono dal Registro delle imprese delle Camere di commercio), dall’altro sono le performance del Sud a sorprendere di più.
Infatti, alla fine di giugno, le imprese iscritte al Registro delle imprese delle Camere di commercio ammontavano a 6.070.045 unità, delle quali 2.006.106 (un terzo del totale) nel Sud e nelle Isole. Mentre il Mezzogiorno migliora il trend rispetto al 2015, le restanti macro-aree geografiche manifestano piuttosto una stabilità (al Nord-Ovest) o un leggero indebolimento del tasso di crescita trimestrale, se confrontato con lo stesso periodo dell’anno precedente.
Ecco, dunque, che emerge il ruolo del Sud al cospetto di tale processo. Quella del Mezzogiorno è una controtendenza rispetto all’andamento nazionale e, in alcuni comparti, non da poco tempo: con quasi ottomila imprese in più, il Sud ha tenuto da solo l’intero settore del commercio negli ultimi cinque anni. Senza dimenticare, poi, le quattromila imprese in più nelle attivitù immobiliari e le 2.500 di quelle che operano in ambito sanitario e dell’assistenza sociale.
Ovviamente tali dinamiche hanno avuto ripercussioni positive sull’occupazione. In generale, tra giugno 2011 e giugno 2016, i settori che hanno visto crescere maggiormente il numero delle imprese sono l’alloggio e ristorazione, i servizi alle imprese – settore che ha creato più posti di lavoro – e le attività professionali, scientifiche e tecniche, mentre quelli in cui si è registrata una contrazione più marcata sono stati l’agricoltura, le costruzioni e l’industria manifatturiera.
Al Sud, per quanto riguarda l’occupazione dipendente, si è registrata una crescita di oltre 12 mila addetti che ha interessato diversi settori. In questo modo le imprese del Mezzogiorno hanno contrastato la riduzione dei posti di lavoro in agricoltura (diminuiti complessivamente di quasi quattromila unità in cinque anni). Inoltre la crescita del lavoro dipendente ha riguardato il commercio (38 mila i posti di lavoro in più, pari al 59% dell’incremento complessivo nei cinque anni) e nei servizi alla persona. In quest’ultimo caso, con seimila addetti dipendenti in più, si è determinato il 54% della crescita totale del periodo.

 

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