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Fenomenologia della bufala da web

Da cosa dipende l'incapacità di cogliere le diverse sfumature delle informazioni che talvolta alimentano notizie prive di fondamento?
di Umberto Schiavella

computer_lavoroInternet ha accelerato in maniera esponenziale la diffusione delle notizie, soprattutto quelle false. Le bufale sono tra noi, si diffondono, sono inarrestabili. Diventano oggetto di discussione sulle bacheche dei social, in famiglia, al bar, tra gli amici, generano falsi allarmi, creano nuovi miti, debilitano le cellule nervose riducendo il cervello dell’utente medio allo stato vegetale.
La loro velocità di diffusione è pari al successo che riscuotono, manifestazione di paure, ansie recondite, paranoie, angosce, processi psicologici inconsci e pregiudizi socialmente inesprimibili, pronte all’evoluzione in articolate e paranoiche tesi del complotto.
Nel 1895, il sociologo Gustav Le Bon affermò: “È solo studiando la psicologia della folla che si può comprendere che le azioni della legge e delle istituzioni su di loro sono insignificanti, che loro sono incapaci di sostenere un’opinione qualunque se non quelle che gli vengono imposte, e che non è con le leggi basate sulle teorie della pura eguaglianza che essi vanno guidati, bensì con lo studio di ciò che li impressiona e li seduce”. Alla luce di questa frase possiamo provare ad analizzare le bufale, siano esse create ad arte per la propaganda politica, sia quelle il cui fine è il mero guadagno, economico o mediatico che sia.

NOTIZIE FALSE SPACCIATE PER VERE
Le bufale alimentate per scopi di propaganda politica sfruttano quella massa di elettori delusi ed esclusi che si schierano contro il “sistema” e che sono costituite dalle fasce di popolazione più debole, quelle meno alfabetizzate e meno propense a forme di pensiero e ragionamento in modalità leggermente più elaborate. L’incapacità di formulare un concetto che prenda spunto dalla realtà riportando contemporaneamente fatti storici, attualità e oggettività fa sì che la bufala riempia questo vuoto pneumatico, una sorta di concetto preconfezionato, pronto all’uso, per dimostrare quanto si è sul pezzo, quanto si è informati e consapevoli contro il pensiero unico che ci impedisce di riflettere ed esprimere giudizi con la nostra testa. È la fiera dell’ignoranza e del populismo dove i soliti argomenti fomentano rabbia, odio, paura e indignazione: delitti assurdi, ingiustizie, privilegi politici, epidemie, immigrati, immigrati e benefit, immigrati e alberghi, immigrati e religione.
È qui che trova terreno fertile l’analfabetismo funzionale, ossia quel fenomeno che impedisce a molti di comprendere il significato di ciò che si sta leggendo o scrivendo, ma che, al contempo, non impedisce di commentare sui social, anzi, sembra che più non ci si renda conto dell’assurdità dell’informazione che si sta condividendo, più essa sembri essere vera, confermata, autentica e reale. Da una ricerca dell’OCSE del 2013 risultò che l’Italia è uno dei paesi con più analfabeti funzionali tra i vari paesi europei analizzati. In altre parole una capacità di analisi alla quale non solo sfugge la complessità, ma che, anche davanti ad un evento complesso è capace di trarre solo una comprensione basilare.

CLICKBAIT
Questo è già abbastanza per spiegare il comportamento dei “leoni da tastiera”, ossia quelle persone che, più o meno celate dietro un profilo social, in maniera molto aggressiva, si lasciano andare alla diffusione di notizie false e tendenziose, nonché commenti al vetriolo, intrisi di volgarità, qualunquismo e luoghi comuni più beceri. Fomentare l’odio, il dissenso, seminare falsità per creare false idee e riconfigurazioni simboliche della realtà volte all’instaurazione del nulla, alla creazione del caos. Ignoranza e analfabetismo che, come dichiarato dal linguista Tullio De Mauro, sono: ”…instrumentum regni, un mezzo eccellente per attrarre e sedurre molte persone con corbellerie e mistificazioni”. Ed ecco che notizie senza alcun fondamento vengono diffuse sui social network, fatti sensazionali di cui nessuno ne ha controllato la veridicità, ma che, proprio in quanto rivelazioni “clamorose”, appaiono vere e vengono confermate dal fragore che esse rinchiudono nei loro titoli altisonanti, specchietti per le allodole o, per usare un termine molto in voga online, clickbait. L’esca per il click, storielle come esche per pescare persone, numeri, contatti, ottenere migliaia di click e condivisioni sfruttando la rabbia per fare soldi. Scopo della bufala è il click, una storiella inventata di sana pianta appositamente per creare curiosità e scompenso sociale, una curiosità a tratti morbosa, a cui è difficile resistere ideata appositamente per ottenere maggiore visibilità e, di conseguenza, maggiori introiti pubblicitari, questa è l’altra faccia della bufala, la bufala a scopo di lucro. Sarebbe cosa buona e giusta far diventare una vera e propria abitudine quella di verificare le notizie, specie quelle dai titoli più improbabili e altisonanti pubblicate da siti con nomi ambigui, strani e contraffatti, andando a verificare se i maggiori quotidiani o le più grandi agenzie di stampa raccontano e/o riportano lo stesso fatto. Non si tratta di consultare, come dire, “la stampa asservita”, facendo il verso ad alcuni dei più tenaci complottisti, ma semplicemente di non cadere nel tranello del falso, di non alimentare false notizie. Esistono poi siti appositi che smascherano le notizie fasulle con i quali è possibile commentare la notizia fake pubblicando il link che ne svela la falsità evitando così che altri utenti ci caschino.

 

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