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Mercato del lavoro più dinamico nell’Ue

lavoro_imprese-1024x683Nonostante la ripresa e una situazione economica al momento non troppo deludente al cospetto di eventi quali l’esito del referendum sulla Brexit, il lavoro resta uno dei temi sotto osservazione. Se i tassi di disoccupazione risultano ancora alti in alcuni paesi dell’Ue, altrettanto vero è che il mercato del lavoro appare oggi più dinamico di qualche tempo fa.
La conferma giunge dagli ultimi dati Eurostat relativi alle persone che da uno stato di disoccupazione hanno poi trovato un impiego o sono passati ad una condizione di inattività (gli inattivi sono coloro che non fanno parte delle forze di lavoro).
Secondo i dati Eurostat, tra quanti nell’Unione europea risultavano disoccupati nel quarto trimestre del 2015, il 15,4% – ovvero tre milioni di persone – ha trovato un impiego nei primi tre mesi del 2016. Il 65,7% – 13 milioni di persone – risulta essere disoccupato, mentre il 18,9% (3,7 milioni) è passato nell’area dell’inattività economica.
Sono cifre che evidenziano ancora qualche difficoltà, ma che mostrano allo stesso tempo una maggiore vivacità. In tale contesto, però, l’Italia sembra arrancare di più. Perché tra le persone che risultavano disoccupate nello stesso periodo del 2015, il 12,8% ha trovato lavoro nel primo trimestre dell’anno, ma il 50% è ancora disoccupato e il 37,1% è entrato nell’inattività. Un aspetto, quest’ultimo, che si contrappone alla quota di chi è ancora disoccupato, inferiore al dato europeo.
Nel Rapporto annuale 2016, l’Istat osservava per il 2015 un trend di questo tipo: la stima del numero dei disoccupati è diminuita in misura consistente dopo sette anni di aumento ininterrotto, ma oltre a quelle verso l’occupazione risultano in aumento anche le transizioni verso l’inattività.
In generale, ad ogni modo, nell’Unione europea il 96,2% di chi era già occupato (percentuale pari a 169,7 milioni di persone) nell’ultimo periodo dello scorso anno, è rimasto nel mondo del lavoro anche nella prima parte del 2016. Sono pari all’1,7% (2,9 milioni) coloro che hanno perso l’occupazione, mentre il 2,2% (3,8 milioni) è transitato verso l’inattività economica.

 

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