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Il manifatturiero dopo la crisi economica

Le difficoltà degli ultimi anni avrebbero spinto fuori dal mercato le realtà meno competitive, rendendo secondo alcuni studi il comparto meno vulnerabile
di Mirko Spadoni

Gli ultimi anni sono stati particolarmente delicati per la manifattura italiana. Nell’ultimo periodo, però, il comparto sta dimostrando una maggiore solidità. Uno degli ultimi rapporti del CENSIS sottolinea che l’emorragia di imprese manifatturiere registrata nel 2015 è stata inferiore rispetto a quella del 2009: lo scorso anno, infatti, hanno cessato l’attività 27.800 imprese contro le 35.500 di sei anni prima, in calo dunque del 21,8%.

manifatturiero

La riduzione delle cessazioni tra le imprese manifatturiere è molto più consistente rispetto a quella rilevata tra il resto dell’imprenditoria italiana (-11,3%), certo. Ma il numero delle imprese del comparto manifatturiero, che hanno cessato la propria attività, rimane superiore a quello delle nuove iscrizioni (27.800 contro 17.500).
Tuttavia è, analizzando i dati delle Camere di commercio più recenti – soltanto nel primo semestre del 2016 si sono iscritte quasi diecimila imprese –, che il CENSIS osserva che la dimensione delle imprese manifatturiere (3,1 addetti) è leggermente superiore a quella del 2013 (1,8 addetti).
Un dato che probabilmente dimostra che la crisi economica ha costretto ad uscire dal mercato le imprese più piccole e quindi meno attrezzate per affrontare la concorrenza delle aziende di dimensioni più grandi. Secondo Prometeia, il peso relativo delle grandi imprese – ovvero quelle che fatturano oltre 50 milioni di euro – sul fatturato manifatturiero complessivo è cresciuto di oltre 1 punto percentuale tra il 2008 e il 2014, a scapito soprattutto di piccole e micro imprese (fino a 10 milioni).
La maggiore solidità delle imprese sopravvissute alla crisi economica era stato sottolineato anche in altri studi: un’Analisi dei Settori industriali di Prometeia-Intesa Sanpaolo osserva che, al termine della lunga crisi, il tessuto produttivo manifatturiero “appare più solido e meno vulnerabile, con la redditività attesa in continuo recupero dai minimi del 2012”.
Tra il 2017 e il 2020, si legge nel rapporto, il fatturato del comparto manifatturiero si dovrebbe stabilizzare su tassi di sviluppo medi intorno all’1,8%, affiancando, ad una domanda interna che dovrebbe divenire “leggermente meno dinamica, un ritrovato contributo positivo proveniente dall’estero”.

 

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