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Le imprese del Mezzogiorno e la crisi

Secondo la SVIMEZ, il tessuto produttivo meridionale uscito dalla recessione sembra essere in grado di restare agganciato allo sviluppo del resto del Paese
di Redazione

Il ministero dello Sviluppo economico, la Commissione europea e il Gruppo Bei hanno lanciato l’Iniziativa PMI che stanzia 1,2 miliardi di nuove risorse finanziarie per le PMI del sud e delle isole. A beneficiarne saranno dunque quelle stesse realtà imprenditoriali – nel meridione le imprese sono poco meno di 1,7 milioni – messe a dura prova dalla crisi economica.

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Crisi che, secondo il Rapporto PMI Mezzogiorno 2016 realizzato da Confindustria e dal CERVED, ha svolto un processo di selezione, costringendo le imprese meno competitive, più fragili ed economicamente più deboli ad uscire dal mercato, lasciando un tessuto imprenditoriale meno numeroso, ma sicuramente più solido.
Confindustria e CERVED sostengono che nel 2016 il fatturato delle PMI meridionali dovrebbe aumentare (seppure a ritmi più bassi della media nazionale) del 2,8%. A crescere dovrebbero essere anche il valore aggiunto (+4,1%), i margini (MOL +6,7%) e la redditività del capitale investito (ROE 6,4% dal 5,6% del 2013). I miglioramenti dei principali indicatori economici dovrebbero registrarsi anche nel 2017.
Nei mesi scorsi, anche la SVIMEZ – l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno – aveva sottolineato che l’apparato produttivo meridionale sopravvissuto alla crisi economica sembra essere in grado di restare agganciato allo sviluppo del resto del Paese, grazie alla presenza di un gruppo di imprese dinamiche, innovative e aperte verso i mercati esteri. Come dimostrato anche dai più recenti dati ISTAT sulle esportazioni delle regioni italiane, secondo cui, nel secondo trimestre 2016, le esportazioni di beni dal sud e dalle isole sono cresciute rispetto ai primi tre mesi dell’anno (+1,3%).
Purtroppo non mancano comunque delle zone d’ombra, come l’alto tasso di disoccupazione – nel Mezzogiorno è nettamente superiore a quello registrato nel resto del Paese – e l’elevata dipendenza delle imprese meridionali dal credito bancario, che, secondo Confindustria e il CERVED, aumenta le probabilità di default concrete rispetto alle realtà meno dipendenti dalle banche.

 

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