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Le sale più piccole fanno largo ai multiplex

Aumentano gli spettatori e diminuiscono le sale cinematografiche. Non gli schermi, però
di Matteo Buttaroni

Quello dei cinema è un mercato con luci ed ombre. Se da un lato, infatti, si registra una notevole crescita per la vendita dei biglietti e per le presenze, dall’altro si osserva una continua diminuzione delle strutture. Il saldo tra le aperture e le chiusure tra il 2003 ed il 2014 è infatti negativo. Visto il sempre più notevole successo delle piattaforme per la fruizione di video on demand, si potrebbe pensare che la colpa sia proprio dello streaming, ma a pesare sul serio è quasi esclusivamente quello illegale. Eppure la questione non si esaurisce qui. A chiudere, infatti, sono soprattutto i cinema più piccoli.

cinemaI dati in qualche modo giustificano la chiusura dei centri cinematografici più piccoli a favore delle sale con più schermi

LA PIRATERIA
Mentre nei servizi streaming legali – si pensi a Netflix, Infinity e alle piattaforme simili o ai servizi on demand che forniscono Sky e Mediaset Premium – l’uscita dei film non avviene in contemporanea alle proiezione nelle sale cinematografiche, nei siti pirata si offre, certo illegalmente, la possibilità di fruire gratis di film presenti nelle sale (il più delle volte con una qualità audiovisiva scarsa e aprendo il proprio dispositivo a potenziali minacce informatiche).
Secondo gli ultimi dati dell’ANICA (l’Associazione Nazionale delle Industrie Cinematografiche Audio Visive), relativi al 2014, sono almeno un milione e 240 mila gli italiani che guardano film illegalmente. Una cifra in crescita del 55,4% rispetto al 2013 e che pesa notevolmente sul mercato del digitale legale. Un esempio è quanto osservato in seguito alla chiusura di due dei più noti portali per la fruizione di contenuti illegali: MegaUpload e MegaVideo (riaperti in seguito con un altro nome, ma questa è un’altra storia). Nel 2012 l’F.B.I. riuscì a chiudere i due portali, nati nel 2005 per consentire il download e lo streaming illegale di contenuti digitali, arrestandone, in Nuova Zelanda, il fondatore Kim Dotcom (alias di Kim Schmitz). A 18 settimane dalla chiusura dei portali, uno studio condotto su 12 Paesi dal Wellesley College e dalla Carnegie Mellon University, aveva riscontrato un aumento del fatturato delle vendite digitali del 6% e un +10% per quello dei noleggi. Secondo l’Osservatorio Web Legalità negli ultimi anni si sono verificati oltre 255 milioni di atti di pirateria causando oltre 500 milioni di danno alla filiera audiovisiva.

I NUMERI DEL CINEMA
Dai dati emerge quindi un certo coinvolgimento della pirateria nell’emorragia che sta interessando le sale cinematografiche. Osservando bene i dati, emerge però che alla chiusura del numero delle sale non coincide una diminuzione degli schermi, bensì un aumento. Questo significa che a chiudere sono soprattutto i cinema più piccoli. Secondo l’Anica, infatti, tra il 2003 ed il 2014 hanno chiuso i battenti 857 sale cinematografiche mentre le aperture sono state appena 136, comportando un saldo negativo di 721 unità. Per gli schermi, invece, il saldo risulta positivo di 85 unità, frutto di 1.141 nuove aperture e 1.056 chiusure.
Stiamo comunque parlando di un settore che, nonostante la pirateria, dà segnali di ripresa. Stando ai dati Audimovie, nei primi nove mesi del 2016 il numero di presenze nelle sale cinematografiche italiane è aumentato del 10,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, arrivando a contare 74.288.727 biglietti staccati. Di questi il 56% è stato venduto nei Multiplex con un numero uguale o superiore alle otto sale, il 16,7% in sale con 6-7 schermi, il 20,8% in quelle con 3-5 schermi, il 4,1% in quelli con due schermi e solo il 2,4% nei monosala. Numeri che in qualche modo giustificano la chiusura dei centri cinematografici più piccoli a favore delle sale con più schermi.

 

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