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Commercio: dal 2007 chiuse oltre 90mila attività

Le difficoltà incontrate da alcune attività (in sede fissa o ambulante) sembrano riguardare solo marginalmente gli alberghi, i bar e i ristoranti
di Redazione

Quanto rilevato da Confesercenti – oltre 90mila imprese del commercio hanno chiuso i battenti o cambiato la propria attività dal 2007 – certifica una delle tante conseguenze della crisi economica.

negozio

Secondo un’elaborazione di Confesercenti su dati ISTAT e del Registro delle imprese, a partire dal 2007 ad oggi il numero degli esercizi commerciali si è ridotto in modo consistente: alla fine di ottobre 2016 si contano 871mila negozi sparsi sul territorio nazionale. Prima dell’inizio della crisi economica, erano molti di più (oltre 962mila).
Le difficoltà non hanno risparmiato nessuno. Né al Nord né al Sud. Dall’analisi delle statistiche emerge che la Valle d’Aosta è la regione dove si registra il saldo tra aperture e chiusure più negativo (-21%). Le prime posizioni dell’elenco delle regioni più colpite include anche il Friuli Venezia Giulia, la Basilicata e il Piemonte. Mentre il Lazio rappresenta l’unica eccezione (+2,4%).
Alcuni comparti hanno sofferto più di altri. I punti vendita del tessile-abbigliamento hanno registrato la contrazione maggiore, passando dalle 159.297 unità alle attuali 127.495 (-20%). Non è andata bene neanche ai ferramenta e costruzioni (da 45.480 a 36.440, -19,9%) e alle macellerie (da 35.006 a 29.069, -17%). Confesercenti sostiene che il commercio ambulante non ha rappresentato un’eccezione: nel 2007 le attività ambulanti erano 215.123 mentre ad oggi sono 194.311 (-9,7%).
Tuttavia le difficoltà incontrate da alcuni esercizi commerciali (in sede fissa o ambulante) riguardare solo marginalmente gli alberghi, bar e ristoranti. Le attività legate al turismo sono più numerose rispetto al passato: oltre 56mila in più, per un incremento percentuale del 15%. A settembre, l’Osservatorio Confesercenti rivelava che la crescita dei bar e dei ristoranti (una crescita che è particolarmente rilevante nel Mezzogiorno del Paese) è dovuta a diversi fattori, tra cui l’aumento della spesa per la ristorazione registrata negli ultimi anni, passata dai 52,3 miliardi di euro del 2001 ai 76,4 miliardi del 2015 (+46%).

 

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