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L’impatto economico del terrorismo nel 2015

Diversi studi hanno provato quantificarne il costo. Ecco con quali risultati
di Mirko Spadoni

L’Europol – l’Ufficio europeo di polizia – sostiene che il gruppo terrorista dello Stato islamico (IS) potrebbe compiere nuovi attentati in Europa. “Valutazioni di alcuni servizi di intelligence indicano che diverse decine di persone dirette dall’ISIS potrebbero essere attualmente presenti in Europa con la capacità di commettere attacchi terroristici”, si legge in Changes in Modus Operandi of IS revisited, un rapporto pubblicato nei giorni scorsi dal Counter Terrorism Centre dell’Europol (ECTC).

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Secondo gli investigatori, gli attentati potrebbero verificarsi nei Paesi europei che fanno parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti che, dall’8 agosto del 2014, combatte il gruppo di Abu Bakr al Baghdadi in Siria e Iraq (il Dipartimento di Stato americano scrive che i membri della coalizione sono 66, inclusa l’Italia).
Gli attentati potrebbero essere condotti direttamente dai membri del gruppo jihadista o da lupi solitari attraverso l’utilizzo di esplosivi, armi automatiche – nel report si legge che l’IS si serve soprattutto dell’AK-47, perché maneggevole e facilmente acquistabile – o di autobombe.
In pratica, l’IS potrebbe seguire la stessa tattica adottata in Siria e Iraq, dove sta perdendo il controllo di molti territori: alla fine del giugno scorso, Michael Schmidt e Eric Schmitt hanno scritto sul New York Times che, messo alle strette dalla coalizione a guida statunitense, lo Stato islamico sta combattendo sempre più spesso come un gruppo terrorista, preferendo alla strategia militare tradizionale la guerriglia e gli attacchi suicidi, come era solito fare prima del 2014.

I PRECEDENTI, IN EUROPA
Tra il 2015 e il 2016, lo Stato islamico ha già attaccato l’Europa in tre occasioni. Lo ha fatto due volte in Francia, a Parigi il 13 novembre del 2015 – due jihadisti coinvolti nella preparazione degli attacchi nella capitale francese sono stati uccisi a Raqqa, durante un raid aereo, il 4 dicembre – e a Nizza il 14 luglio del 2016, e una volta in Belgio. Il 22 marzo 2016, alcuni uomini legati al sedicente Stato islamico hanno condotto due attacchi a Bruxelles. Uno all’aeroporto di Zaventem e l’altro alla stazione della metropolitana di Maalbeek, causando la morte di 35 persone (inclusi tre terroristi) e il ferimento di altre 340.

L’IMPATTO SULL’ECONOMIA BELGA
Uno studio commissionato dal governo (Etude d’impact attentats terroristes en Belgique) rivela che, dopo gli attentati, le imprese hanno fatto ricorso massiccio alla “disoccupazione temporanea”. La legislazione belga, infatti, permette alle imprese di sospendere i contratti di lavoro “per causa di forza maggiore”. Spetta poi allo Stato versare, in sostituzione del salario, al lavoratore un contributo equivalente al 65% dello stipendio medio mensile, pari a 2.497,42 euro. Ad aprile le ore di disoccupazione temporanea sono aumentate nel commercio al dettaglio, salendo a 7.952 ore dalle 6.275 di aprile 2015 (+27% su base annua), e in misura ancor più consistente nella ristorazione e nella ricezione alberghiera, da 2.538 a 7.261 (+186% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). L’economia belga ne ha risentito parecchio: dopo gli attentati, il Prodotto interno lordo del Belgio ha subìto un rallentamento: per quest’anno la crescita attesa è compresa tra l’1,3 e l’1,4% contro il 2% stimato in precedenza, ovvero lo 0,57% in meno (2,4 miliardi di euro).

SU QUELLA FRANCESE
Un rapporto del Comitato regionale del Turismo sostiene che, “dall’inizio del 2016, è stata registrata una perdita di 750 milioni di euro di fatturato per i professionisti del turismo di Parigi e gli abitanti della regione Ile-de-France”. A conti fatti, tra gennaio e giugno, ci sono stati un milione di turisti in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I terroristi non sono gli unici responsabili, però. Secondo la Commissione, anche le continue proteste –  a giugno, le manifestazioni contro la riforma del lavoro voluta dal premier Manuel Valls hanno bloccato Parigi per diversi giorni – e le inondazioni hanno contribuito ad un calo del numero dei turisti che non ha precedenti dal 2010. Dati che suscitano qualche apprensione: il turismo è un settore fondamentale per l’economia transalpina – la Francia è la prima destinazione per arrivi internazionali al mondo, sottolinea l’Eliseo –, in quanto impiega complessivamente un grande numero di persone (due milioni di addetti, inclusi i 700mila lavoratori stagionali) e contribuisce a generare il 9% del Prodotto interno lordo francese.

…E MONDIALE
Nel suo Global Terrorism Index 2016, measuring and understanding the impact of terrorism, l’Institute for Economics and Peace (IEP) – un think tank indipendente e non-profit – ha quantificato l’impatto economico del terrorismo in 89,6 miliardi di dollari nel 2015, a livello mondiale. Un mucchio di soldi, ma comunque in calo del 15% rispetto all’anno precedente. Lo studio sottolinea che, per quanto significativo, il terrorismo rappresenta una piccola percentuale del costo complessivo di tutte le forme di violenza a livello globale, pari a 13,6 trilioni di dollari nel 2015.

 

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