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Più occupati, ma bassa produttività

Secondo il CENSIS, i nuovi occupati producono una ricchezza inferiore con effetti sulla crescita economica del Paese
di Redazione

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sostiene che il mercato del lavoro italiano continua a migliorare e gran parte del merito è delle riforme “che hanno profondamente inciso sul suo funzionamento”.

precario

Nel suo ultimo rapporto sulla situazione sociale del Paese, il CENSIS sottolinea che tra il 2013 e il 2015 c’è stato il recupero di 274mila posti di lavoro. Mentre i dati relativi al primo semestre del 2016 – nei primi sei mesi dell’anno l’occupazione è cresciuta dell’1,5% su base annua – certificano che l’emorragia occupazionale, che aveva caratterizzato gli anni della crisi economica, si è momentaneamente interrotta.
Dalla lettura dei dati emerge che le imprese continuano a preferire rapporti lavorativi a termine: tra gennaio e agosto 2016 il contratto a tempo indeterminato è stato utilizzato nel 21,3% dei rapporti di lavoro attivati, in calo rispetto al passato recente. Nel 2015, osserva il CENSIS, la quota dei contratti a tempo indeterminato era molto più alta (32,4%) e probabilmente influenzata dagli sgravi contributivi previsti dal Jobs act. Discorso opposto per i contratti a termine che continuano a rappresentare la maggioranza dei nuovi rapporti di lavoro nati nel primo semestre 2016, pari al 63,1% del totale.
A crescere, in questi anni, è stato anche il ricorso ai voucher da parte delle imprese: il CENSIS ha contato 277 milioni di contratti stipulati tra il 2008 e il 2015 (1.380.000 lavoratori coinvolti, con una media di 83 contratti per persona nel 2015) e 70 milioni di nuovi voucher emessi nel primo semestre del 2016.
Secondo il CENSIS, la crescita dei voucher è il segnale che la forte domanda di flessibilità e l’abbattimento dei costi stanno alimentando l’area delle professioni non qualificate, con effetti sull’intera economia.
Alla nuova occupazione creata ha infatti corrisposto una bassa crescita economica. I nuovi occupati dall’inizio del 2015 sono associati a una produzione di ricchezza di 9.100 euro pro-capite. La produttività del lavoro, che misura la quantità di cose che vengono prodotte in rapporto al numero di ore, è così passata dai 16.949 euro per occupato del primo trimestre del 2015 ai 16.812 euro del secondo trimestre del 2016. Un calo che ha influenzato (negativamente) la crescita economica del Paese: secondo il CENSIS, se la produttività fosse rimasta costante, nell’ultimo anno e mezzo il Prodotto interno lordo italiano (PIL) sarebbe cresciuto complessivamente dell’1,8% contro lo 0,9% effettivamente registrato.

 

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