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I fattori che influenzano l’export italiano

Le attività presenti sui mercati esteri sono normalmente quelle più grandi e più produttive
di Redazione

La Banca d’Italia osserva che, se la dimensione degli esportatori è di gran lunga maggiore nel Centro Nord del Paese – nel Nord Ovest, in modo particolare –, sotto il profilo della produttività le imprese, che operano anche sui mercati esteri, presentano minori differenze tra di loro rispetto alle attività imprenditoriali che si limitano ad essere presenti esclusivamente sul mercato italiano.

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Tuttavia esistono sostanziali differenze a livello territoriale. Differenze quantitative – quasi tutte le imprese centro-settentrionali con oltre i 20 addetti sono presenti anche “se soltanto a titolo saltuario e per importi limitati” sui mercati esteri mentre circa un quarto delle imprese meridionali ne è esclusa – e qualitativa: al Centro-Nord le vendite estere incidono mediamente per il 39% sul fatturato complessivo delle imprese che esportano e il 23% delle aziende esporta più dei due terzi del fatturato, nel Mezzogiorno tali quote scendono (rispettivamente) al 24 e all’11%.
Un’analisi della Banca d’Italia sottolinea che a fare la differenza è tanto la semplice distanza dai principali mercati di sbocco quanto alcuni “fattori di contesto ambientale relativi al funzionamento delle istituzioni e della pubblica amministrazione” e ai fattori produttivi “soft” (il capitale umano, così come il capitale sociale).
A parità di diversi fattori – l’analisi elenca la dimensione, l’esperienza, la produttività e la specializzazione produttiva –, le imprese localizzate nelle province più lontane dai mercati di sbocco hanno una probabilità di esportare e una quota di export sul fatturato inferiori (rispettivamente) del 10% e del 7% rispetto a quelle delle imprese con sede nelle province più vicine ai mercati di sbocco.
Mentre le province con una scarsa qualità ed efficienza delle istituzioni mostrano una probabilità di esportare inferiore del 3% e una quota di fatturato esportato inferiore del 6% rispetto a quelle con i livelli di qualità ed efficienza più elevati.
E infine, nelle aree con più bassa dotazione di capitale umano e sociale, la probabilità di esportare è inferiore del 4% a quella delle aree con maggiore dotazione mentre non si rilevano “differenze significative”, per quanto riguarda la quota delle esportazioni sul fatturato.

 

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