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L’identikit dei nuovi imprenditori italiani

Una spinta importante all’imprenditorialità proviene dai giovani, dalle donne e dagli stranieri
di Redazione

Negli ultimi tempi il tessuto imprenditoriale italiano ha dimostrato evidenti segni di vitalità – nel 2015 il ritmo di crescita delle imprese è tornato ai livelli pre-crisi (dati UnionCamere-InfoCamere) – confermati recentemente – la ricostruzione post-crisi del sistema imprenditoriale italiano è proseguita anche nei primi nove mesi del 2016–, anche grazie al contributo dei giovani, delle donne e degli stranieri. Come era già accaduto nel 2014.

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L’ISTAT rivela che gli imprenditori, che nel 2014 hanno avviato una nuova attività, sono stati complessivamente 316mila, la maggior parte dei quali presenta delle caratteristiche che li rendono differenti dai concorrenti già presenti sul mercato. L’età, innanzitutto: i nuovi imprenditori sono mediamente più giovani (il 38,4% dei nuovi lavoratori in proprio ha meno di 35 anni, una quota tre volte maggiore di quella registrata tra chi è alla guida di un’impresa già attiva) e più istruiti: tra gli under 35, la quota di chi possiede una laurea triennale è più alta sia tra i lavoratori in proprio che in quelli con dipendenti. La spinta dei giovani è proseguita anche quest’anno: nei primi nove mesi del 2016, hanno creato circa 90mila imprese (dati UnionCamere-InfoCamere).
Difficilmente trascurabile è anche il contributo offerto dagli stranieri – pur essendo talvolta meno istruiti dei concorrenti italiani, sono pari al 10% dei lavoratori in proprio e all’11% degli imprenditori con dipendenti – e dalle donne: negli anni della crisi economica, l’auto-imprenditorialità si è rivelata spesso una via percorribile per le tante persone – donne, il più delle volte – che non riuscivano a trovare un’occupazione: nel 2014 tra i nuovi imprenditori, il 28,4% era di sesso femminile (la percentuale cresce, fino a toccare il 31,1%, tra i lavoratori in proprio). A differenza dei loro colleghi uomini, le neo-imprenditrici hanno aperto la propria attività in settori ad alto tecnologico e di conoscenza: lo hanno fatto il 48,4% contro il 39% registrato tra gli uomini.
L’ISTAT osserva che le differenze territoriali non sono significative salvo per alcuni aspetti. Il Sud e le Isole presentano la percentuale più elevata di giovani, soprattutto tra i lavoratori in proprio (41% di under 35 contro 38,4% in media nazionale), e la più bassa di imprenditori stranieri (5% contro 10%).

 

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