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Commercio estero: il trend nel 2016 e prospettive future

Nonostante l'andamento altalenante che ha caratterizzato le esportazioni nel 2016, l'export italiano potrebbe crescere del 3,2% a fine anno, rallentando rispetto al 2015
di Redazione

Negli anni della crisi economica, caratterizzati da una debolezza dei consumi interni, un contributo positivo all’economia del nostro Paese veniva fornito dalle esportazioni di prodotti del Made in Italy. Con il passare del tempo, però, qualcosa è cambiato: tra le dinamiche geopolitiche, il rallentamento dei Paesi emergenti, le sanzioni a cui sono stati sottoposti partner importanti come la Russia e il rallentamento dei Paesi emergenti, il commercio mondiale ha registrato un indebolimento, con conseguenze dirette anche sulle esportazioni italiane.

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Gli ultimi dati dell’Istat indicano, per l’appunto, una flessione dell’export tra ottobre 2015 e lo stesso mese del 2016 pari al -2,2%, limando il consuntivo sui primi dieci mesi dell’anno ad un +0,2% (+1% al netto dell’energia) rispetto al periodo gennaio-ottobre di un anno fa, contro il +0,5% (+1,4% al netto dell’energia) registrato nel periodo gennaio-settembre 2016 sul medesimo periodo del 2015. A causare il rallentamento delle esportazioni italiane è stata soprattutto la performance negativa delle vendite verso i Paesi al di fuori dell’Unione europea, per le quali l’Istat ha registrato un calo del 2,4% contro il +2,4% dell’export intra-Ue.
Non a caso, nell’ultima nota mensile, l’Istituto nazionale di statistica evidenzia come la crescita dello 0,3% del prodotto interno lordo del Paese abbia beneficiato della domanda interna (cresciuta dello 0,3%), mentre la domanda estera netta ha fornito un contributo negativo (-0,1%).
Insomma, per l’export il 2016, almeno fino a qui, non sembra essere stato l’anno migliore. Eppure, nonostante le dinamiche più recenti, le stime appaiono fiduciose. Il Sace, per esempio, prevede una crescita per l’anno in corso del 3,2% (contro il +3,8% del 2015), mentre per il 2017 le previsioni indicano un +3,8% ed un +3,9% per l’anno a seguire.
Ad oggi il valore complessivo nel nostro export è di 414 miliardi di euro e tra i principali partner commerciali troviamo la Germania al primo posto, la Francia al secondo e gli Stati Uniti a chiudere il podio.
Secondo il Sace l’export italiano verso la Germania aumenterà quest’anno dell’1,6% per poi accelerare notevolmente nei prossimi anni: per il 2017 si prevede un +2,6%, per il 2018 un +2,9%, mentre per il 2019 un +3,1%. Entro quattro anni il valore complessivo delle vendite di prodotti Made in Italy potrebbe aumentare di circa cinque miliardi di euro, passando dai 51 miliardi del 2015 ai 56,4 miliardi del 2019. Il settore che – tra quelli considerati dal Sace – maggiormente ha trovato terreno fertile in Germania è stato quello della meccanica strumentale, con il 17% delle esportazioni, seguito dai metalli (con quota del 13%) e dai mezzi di trasporto (con il 12%).
Per quanto riguarda le performance nel secondo mercato di destinazione per l’export italiano, la Francia, il Sace prevede una crescita dello 0,7% per il 2016, seguita da un +2,8% per il 2017, da un +3,2% per il 2018 e da un +3,4% per l’anno seguente. Il valore delle nostre esportazioni nel Paese transalpino dovrebbe passare dai 42,5 miliardi di euro del 2015 ai 47 miliardi del 2019. Anche in questo caso a farla da padrone sono stati i prodotti legati alla meccanica strumentale, con una quota sull’export italiano totale nel Paese del 14%, seguiti dai mezzi di trasporto, con il 13%.
Al terzo posto, come anticipato, troviamo gli Stati Uniti d’America, che figurano quindi anche come primo partner commerciale extra-Ue. A fine anno l’export italiano verso il mercato di destinazione in questione dovrebbe mettere a segno una crescita del 10,5%, rallentando notevolmente rispetto al +20,9% dello scorso anno. Ulteriori rallentamenti sono previsti per gli anni a seguire: per il prossimo anno si prevede un +7,8%, per il 2018 un +7,1% , mentre per il 2019 un +6,6%. Nell’arco dei quattro anni il valore totale delle vendite di beni in italiani negli Stati Uniti dovrebbe passare da 36 miliardi a 48,9 miliardi di euro. Un aumento che consentirebbe al Paese di superare la Francia, diventando il secondo principale mercato di destinazione dell’export italiano.

 

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