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Lavoro: l’inattività dal 2015 a oggi

Al terzo trimestre del 2016, in un anno, si è osservata una maggiore propensione alla ricerca di lavoro. Ma i livelli restano alti
di Redazione

Del mercato del lavoro italiano che ha registrato miglioramenti, pur tra le difficoltà che ancora permangono e gli strascichi della crisi economica, si è parlato a lungo negli ultimi mesi. Ma per comprendere meglio le dinamiche che lo caratterizzano non si può non osservare il trend dell’inattività, soprattutto quando ad una diminuzione contestuale di occupati e disoccupati – è il caso di ottobre 2016 – si associa l’aumento di inattivi.

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Questi ultimi sono coloro che non fanno parte delle forze di lavoro, ovvero quelle che l’Istat non classifica come occupate o in cerca di occupazione. In verità, nel complesso, nel terzo trimestre dello scorso anno si sono registrati progressi anche su questo fronte. Sono aumentate infatti le persone in cerca di occupazione e allo stesso tempo sono diminuite le forze di lavoro potenziali, cioè gli inattivi che secondo l’Istat risultano “più vicini” al mercato del lavoro.
In un anno, quindi, si è osservata una maggiore propensione alla ricerca di lavoro: la quota di persone che dallo stato di inattività è transitato verso quello di disoccupazione (che comprende chi sta cercando un impiego, seppure con esiti negativi) è cresciuta al 7,6% (periodo terzo trimestre 2015-terzo trimestre 2016) dal 7,1% di un anno prima.
Un aspetto negativo di tale dinamica è legato anche all’invecchiamento della popolazione, che incide sui risultati. Ma resta un dato fondamentale: anche il numero di scoraggiati – quelli che smettono di cercare lavoro perché ritengono di non poterlo trovare – ha fatto segnare una riduzione. Nell’ultimo periodo, invece, sono aumentati gli inattivi tra quanti studiano o sono in attesa di conoscere gli esiti di precedenti ricerche, un segmento che perciò non comprende persone del tutto escluse dal processo economico.
Nel 2015 il tasso di inattività della popolazione tra i 15 e i 64 anni si è attestato al 36%, in lieve diminuzione sul 2014, ma ancora molto al di sopra di medio dell’Ue, che era al 27,5%. Nello stesso anno si era verificato calo tra gli uomini (-0,5%) e un leggero aumento tra le donne (+0,3%) il cui valore si collocava al 45,9%, con picchi nelle regioni del Mezzogiorno. Già in quell’occasione, però, si mostrava un trend al ribasso della componente più distante dal mercato del lavoro. In attesa di conoscere gli ultimi dati mensili (di prossima pubblicazione, relativi al mese di novembre 2016) il tasso di inattività si è attestato a ottobre al 35,1%.

 

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