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Mercato del lavoro stabile, distanti dalla media europea

A dicembre il tasso di occupazione è fermo al 57,3%, quello di disoccupazione è al 12%. Nell'Eurozona si attesta al 9,6%
di Redazione

Un paragone con la Germania, dove il tasso di disoccupazione a gennaio è calato al 5,9% (nuovo minimo storico dalla riunificazione), risulterebbe certamente impietoso. Ma il mercato del lavoro italiano chiude il 2016 all’insegna della stabilità (occupazione e disoccupazione), e non è proprio un bene.

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A dicembre 2016, infatti, stando agli ultimi dati Istat, il tasso di disoccupazione si attesta su valori ancora ben al di sopra della media europea, al 12% (in aumento dello 0,3% dal periodo luglio-settembre al trimestre ottobre-dicembre 2016). Il tasso di occupazione è invece fermo al 57,3%, restando nei posti più ai margini della classifica europea.
Il trend appare consolidato: nel 2015 il tasso di occupazione per le persone tra i 15 e i 64 anni si collocava al 56,3% ed è salito nel 2016, tuttavia il dato medio dell’Ue nello stesso periodo si attestava al 65,6%.
Analogamente, osservando il tasso di disoccupazione relativo a dicembre, chi è in cerca di lavoro rappresenta l’8,2% nella media Ue28 e il 9,6% nella media dell’Eurozona, entrambi i valori sono i più bassi dal 2009 (rispettivamente dai mesi di febbraio e maggio, dati Eurostat).
Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile si evidenzia una risalita, al 40,1% (ma l’Istat, al solito, ricorda che dal calcolo del tasso di disoccupazione sono per definizione esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi; l’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 10,9%, cioè poco più di un giovane su 10 è disoccupato).
Il dato della disoccupazione giovanile si attesta al 18,6% nell’Ue28 e al 20,9% nell’area della moneta unica, in entrambi i casi in diminuzione dall’anno prima. Il tasso di disoccupazione giovanile più basso è quello che si registra in Germania (6,5%), i più alti si osservano in Grecia (44,2%, ottobre 2016), Spagna (42,9%) e, appunto, Italia.

 

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