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Come cambia la cultura lavorativa (su Linkedin)

Le parole più usate dai professionisti sul noto social network descrivono come mutano gli approcci alla domanda e offerta di lavoro
di Silvia Capone

Sempre più persone per cercare lavoro si affidano a Linkedin, il social network più grande al mondo per i professionisti che, solo in Italia, conta più di dieci milioni di iscritti. Il network ha da poco stilato la sua annuale classifica, come fa da sei anni, sulle buzzwords, ovvero le parole maggiormente usate, con fin troppa frequenza, nei curriculum dei propri utenti. Secondo i dati, la prima settimana di gennaio è quella in cui gli iscritti modificano il loro profilo: la classifica nasce proprio con lo scopo di aiutare gli iscritti a diversificarsi dai milioni di colleghi. Linkedin elenca le caratteristiche più usate dagli utenti per promuoversi, a livello globale e per i singoli paesi. Per quanto riguarda la classifica generale, ai primi posti troviamo “specializzato”, “leadership” e “appassionato”, con un cambiamento evidente dall’anno precedente in cui “specializzato” non compariva nella top ten mentre la vetta della classifica era occupata da termini quali “creativo”, ora agli ultimi posti, e “motivato”.
Tra gli aggettivi più gettonati dai professionisti italiani troviamo ai primi due posti, in line con la classifica mondiale, “specializzato” e “leadership”, seguiti da “strategico”, “concentrato” ed “esperto”. Nel caso italiano “creativo” per la prima volta in sei anni non compare, mentre caratteristiche simili, che fanno riferimento a competenze non specifiche quali “appassionato” e “innovativo”, sono rispettivamente al sesto posto e fuori dalla top ten.

linkedin

I mutamenti nella descrizione per cercare lavoro sono indicatori di una cultura lavorativa che cambia, per questo è utile confrontare i risultati di due classifiche più distanti nel tempo. Infatti, guardando all’edizione del 2012, nel caso particolare dell’Italia, si riscontrano significative differenze che mettono in luce un maggior indirizzamento dei professionisti verso caratteristiche più specifiche e di competenza attinente al lavoro per cui si propongono. Quindi dal confronto emerge che non sono più presenti termini abusati cinque anni prima, dei quali permane “specializzato”, al secondo posto, preceduto però da “responsabile” (che oggi si posizione nella seconda metà della classifica), e seguito da termini o espressioni quali “problem solving”, “creativo”, “multinazionale” e “con capacità relazionali”. L’evidente differenza che si riscontra fa capire come mutano le richieste dei datori di lavoro, ma anche la capacità dei professionisti di adattarsi, mostrandosi pronti davanti ai cambiamenti. Tra le due edizioni troviamo una costellazione di termini che rispecchiano i fenomeni in atto nel mercato del lavoro, tra cui “problem solving” nel 2012, “responsabile”, “innovativo” ed “esperto”, negli anni successivi.
L’analisi dei termini dimostra una propensione verso caratteristiche specifiche e competenze settoriali, infatti i professionisti, in questo caso maggiormente quelli italiani, abusano di terminologie che descrivono le hard skills, emblema di un mercato del lavoro che li vuole più professionalizzati, quindi più “specializzati”, “con esperienza”, “esperti”. Questo focalizzarsi su competenze e tecniche porta però a sottovalutare, come si vede dalla classifica italiana, le cosiddette soft skills, ovvero le caratteristiche trasversali e non settoriali, utili e adattabili ad ogni professione.
Queste sono soggetto di ricerche, l’ultima delle quali finanziata dall’Erasmus Plus dell’UE, e incentrata su quali siano le cinque soft skills più richieste dai selezionatori in Europa, attraverso un’indagine condotta su 77 aziende e enti di sei paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia. In base alla loro importanza per le aziende e la difficoltà delle competenze di essere reperibili nel mercato del lavoro, la classifica pone tra le prime cinque: “problem solving”, “flessibilità”, “capacità di lavorare in gruppo”, “motivazione” e “creatività”. Quasi tutte assenti, tra le parole più diffuse, nei curriculum dei professionisti italiani.

 

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