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Eurozona: il contributo della domanda interna

Nel 2016 i consumi privati hanno trainato la crescita più del commercio estero. Emblematico il caso della Germania
di Redazione

In un quadro caratterizzato dall’incertezza soprattutto a livello internazionale e con gli scambi commerciali in rallentamento nell’anno che si è appena concluso, il maggiore contributo alla crescita in diverse economie dell’Eurozona è giunto dalla domanda interna (consumi e investimenti), ma non in maniera univoca.

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Anche l’Italia ha registrato un contributo positivo della domanda interna, nonostante alcuni trend che ne hanno comunque limitato il sostegno. Il nostro paese, infatti, ha archiviato il 2016 in deflazione, cosa che non avveniva dal 1959. È proprio la debolezza della domanda di beni e servizi a causare la deflazione, così i consumatori rinviano gli acquisti in quanto l’abbassamento dei prezzi incentiva l’accumulo di liquidità nell’attesa che questi scendano ancora.
Il potere d’acquisto delle famiglie italiane (cioè il reddito reale) è cresciuto nel corso dell’anno, ma anche la propensione al risparmio ha registrato un incremento. E pochi giorni fa, non a caso, il centro studi di Unimpresa ha osservato che le famiglie preferiscono accumulare anziché spendere, in considerazione dell’aumento – pari a 36 miliardi di euro – delle riserve lasciate in banca (+4% in un anno).
In più sono cambiate le abitudini delle famiglie consumatrici negli anni della crisi, senza dimenticare che – stando a recenti rilevazioni Eurostat – i prezzi per cibo, bevande non alcoliche e tabacco in Italia sono più alti di nove punti percentuali rispetto alla media europea, superiori a quelli di Germania e Belgio (ma in linea con quelli francesi).
E la situazione altrove? Sappiamo che è nelle prerogative della BCE (Banca centrale europea) conseguire un tasso di inflazione appena inferiore al 2% nell’Eurozona. Dopo un periodo prolungato di bassa inflazione, nonostante le politiche monetarie espansive di Francoforte, il livello annuale dell’Eurozona a gennaio è salito all’1,8% dall’1,1% di dicembre (stima flash di Eurostat, l’energia la componente che ha inciso di più). Tuttavia, come nota la BCE nell’ultimo bollettino mensile, al netto di alimentari ed energia, non si sono evidenziati segnali “convincenti” di una tendenza al rialzo.
In Francia si è osservata a dicembre una discesa dei consumi delle famiglie, sebbene le attese proiettassero le stime ad un risultato positivo; in Spagna la crescita evidenziata nel quarto trimestre (+3,1% su base annua) è continuata ad essere spinta dalla domanda interna, tanto dai consumi privati quanto dagli investimenti.
In Italia la spesa delle famiglie ha mostrato un rallentamento nella seconda parte dell’anno, in Germania i consumi privati – aumentati del 2% – hanno invece trainato la crescita del paese (+1,9%, stima provvisoria), ai massimi da cinque anni. Di fatto consumi e investimenti hanno inciso più del consueto motore, l’export: negativo il contributo del commercio estero (-0,1%).

 

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