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Mercato della musica. Il ritorno dei vinili

I "dischi neri" tornano ad essere popolari, ma la quota di mercato è ancora molto piccola. Emblematico il caso del Regno Unito
di Fabio Germani

Gira su Instagram la foto di un negozio di dischi – ne girano diverse a dire il vero, molti i profili dedicati – in cui sulla parete si legge: vinyl is killing mp3. Magari è una forzatura, ma rende comunque l’idea. E in fondo neppure è un trend tanto nuovo: da qualche tempo, infatti, il mercato musicale dei vinili ha ritrovato vigore. Anche i numeri sono lì a testimoniarlo e il 2016 è stato un anno particolarmente positivo per il segmento. I dati più sorprendenti arrivano dal Regno Unito e dagli Stati Uniti. Nel primo caso i vinili vanno via ad un ritmo elevato, con le vendite che aumentano mediamente del 50%. Secondo gli ultimi dati della British Phonographic Industry, relativi allo scorso anno, sono stati venduti 3,2 milioni di vinili, un risultato che non si vedeva dal lontano 1991. All’epoca erano i Simply Red, i Simple Minds, i R.E.M. e Michael Jackson a dominare le classifiche, nel 2016 è stato invece David Bowie con Blackstar a vendere il maggior numero di copie, superando di gran lunga 25 di Adele un anno prima. Negli Stati Uniti le vendite di vinili sono invece aumentate del 26% nel 2016.

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Diversamente da come potrebbe sembrare, i dati dicono davvero poco. Per restare nel Regno Unito, sempre nel 2016 sono diminuite le vendite di cd e i download, ma non c’è stato alcun effetto compensazione, trattandosi di una porzione di mercato alquanto ristretta, vezzo per appassionati e poco più. Eppure la riscoperta del vinile ha indotto molte aziende a lanciare giradischi dal suono ormai impeccabile, in alcuni casi soluzioni addirittura futuristiche. Di recente al Ces di Las Vegas l’azienda americana Crosley ha presentato un jukebox per vinili, l’unico attualmente in produzione nel mondo.

Nel nostro paese la classifica dei vinili è stata aggiunta dal gennaio 2016 alla Top Of The Music by FIMI / GfK Italia. La FIMI (Federazione industria musicale italiana) ha motivato la decisione con il ritorno del disco in vinile, pur ricordando che si tratta “di una quota di mercato ancora molto piccola che a novembre 2015 si attestava intorno al 4% del mercato discografico italiano (+74% rispetto all’anno precedente)”. Secondo un sondaggio ICM per la BBC (2016) la metà di coloro che hanno acquistato un album in vinile, prima lo hanno ascoltato online. Quasi a suggerire l’idea che sia lo streaming a trainare la vendita dei dischi neri. In effetti negli ultimi anni una quota importante di mercato è stata conquistata proprio dallo streaming: il 71% degli utenti online tra i 16 e i 64 anni accede alla musica legalmente e i servizi in abbonamento stanno diventando più popolari, specialmente nella fascia di giovani sotto i 25 anni. Inoltre un terzo della fascia 16-24 anni – afferma una ricerca Ifpi-Ipsos Connect – paga per un servizio di audio streaming. Invece i fruitori che acquistano vinili si concentrano maggiormente nella fascia di età 25-34 anni (oltre il 30%), a seguire quella 35-44 anni (sopra il 20%). I giovani 18-24enni rappresentano poco più del 15% del totale (dati ICM-BBC).

Giornate ad hoc. Poi fiere e mercati organizzati in giro per gli Stati Uniti (dove persino le vendite delle musicassette sono cresciute del 74%) e l’Europa. A Roma, poche settimane fa, c’è stato il Roma Vinyl Village e a brevissimo (il 5 febbraio) si terrà il Music Day. Cultori, appassionati, semplici curiosi: è un chiaro ritorno al passato in fatto di esperienza d’ascolto musicale. Ma non è detto sia sempre così, a volte può essere il gusto di avere in bella mostra un oggetto di culto. Dalla ricerca ICM-BBC emerge infatti che il 41% di quelli che comprano vinili non usano il giradischi (pur avendolo), il 7% dichiara invece di non possederlo. Acquistare vinili solo per collezione, l’ultima frontiera – benché esigua – del mercato discografico.

@fabiogermani

 

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