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Industria 4.0, l’esempio della Germania

L'applicazione delle tecnologie dell'Industria 4.0 garantirà all'economia tedesca grandi benefici, a crescere saranno gli occupati, la produttività e naturalmente il Prodotto interno lordo
di Mirko Spadoni

I tedeschi sono stati i primi a parlarne: il concetto di Industria 4.0 è nato in Germania nel 2011, del resto. Gli altri (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Cina, India…) sono arrivati dopo, tra il 2012 e il 2015, ma comunque prima dell’Italia: il ministero dello Sviluppo economico italiano ha presentato il Piano nazionale Industria 4.0 – 2017-2020, il 21 settembre del 2016. Ad oltre tre anni di distanza (era l’aprile del 2013) dalla pubblicazione del report a cura dell’Acatech, l’Accademia tedesca delle scienze tecniche, contenente le diverse raccomandazioni da seguire per l’applicazione dell’Industria 4.0 in Germania.

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Successivamente, in occasione della Fiera di Hannover, sempre nell’aprile del 2013, le associazioni industriali BITKOM, VDMA e ZVEI, che rappresentano oltre seimila aziende tedesche, hanno annunciato la nascita della Piattaforma Industrie 4.0, la cui guida è stata affidata ai due ministeri federali competenti in materia – quello dell’Economia e dell’Energia e quello dell’Istruzione e della Ricerca – ed ai rappresentanti più importanti del mondo imprenditoriale, scientifico e sindacale tedesco. Una scelta logica: nell’indagine conoscitiva sull’Industria 4.0, la commissione Attività produttive della Camera dei deputati osserva che “più è connessa l’economia, più diventano necessari la cooperazione, la partecipazione e il coordinamento di tutti gli attori interessati”.
Gli imprenditori non hanno perso tempo: il Sole 24 Ore scrive che più della metà delle oltre seimila imprese manifatturiere tedesche con un fatturato superiore ai 100 milioni di euro ha effettuato investimenti (o li sta perfezionando) in Industria 4.0. In tutto questo (naturalmente) anche lo Stato fa la sua parte: Berlino ha messo a disposizione 200 milioni di euro. Un budget iniziale che cresce ulteriormente se si includono anche gli stanziamenti diretti dello Stato, gli incentivi dei Länder, il finanziamento delle imprese – incluso l’autofinanziamento –, i prestiti bancari e le risorse del Piano Juncker, fino a raggiungere una cifra compresa tra i 18 e i 20 miliardi di euro, da qui al 2030.

Soldi che dovranno permettere alla Germania di accrescere la produttività e l’efficienza della propria industria, preservandone la competitività anche nei prossimi anni. Ad oggi quella tedesca è la prima economia in Europa e diversi numeri – oltre al tasso di disoccupazione sceso a gennaio al 5,9%, la percentuale più bassa dall’anno della riunificazione – sono lì a dimostrarlo: il 40% del valore aggiunto del settore manifatturiero, che ha rappresentato il 14,6% del PIL dell’Eurozona nel 2015, è riconducibile all’economia tedesca. Nel 2016, infine, il Prodotto interno lordo della Germania è cresciuto dell’1,9% rispetto all’anno precedente e dunque ad un ritmo di crescita più alto da cinque anni.

Ma a che punto è l’Industria 4.0 in Germania? Un’indagine del Boston Consulting Group – il sondaggio è stato condotto online e ha coinvolto 312 società tedesche e 315 statunitense – ha provato a dare una risposta, cercando di capire quante imprese hanno già introdotto (o soltanto pianificato) delle innovazioni. Vediamo qualche risultato: la digitalizzazione della logistica, della catena di montaggio e del magazzino è stata già applicata dal 19% delle aziende tedesche interpellate (il 45% ha dichiarato che lo ha pianificato nei prossimi due anni); il 17% ha applicato la manutenzione predittiva; l’11% ha adottato le schede elettroniche di prestazione; mentre il social business media è stato applicato dal 13%, ovvero la stessa quota che ha già applicato l’officina intelligente e il sistema di assistenza con robot autonomi.

L’industria 4.0 in Germania
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Studi, che sostengono l’efficacia dell’Industria 4.0, non mancano: sempre il Boston Consulting Group prevede che, nei prossimi cinque-dieci anni, la sua applicazione garantirà un incremento della produttività – le stime prevedono un aumento compreso tra il 5 e l’8% –, in tutti i settori dell’economia tedesca.
Naturalmente l’Industria 4.0 avrà un impatto significativo anche sul Prodotto interno lordo tedesco (a crescere sarà tanto la domanda dei produttori per attrezzature sempre più efficienti quanto quella dei consumatori per prodotti sempre più moderni): le stime del BCG prevedono una crescita aggiuntiva del PIL tedesco di circa l’1% annuo, pari a 30 miliardi di euro. Non mancheranno effetti anche sul mondo del lavoro, ovviamente: l’introduzione di nuove tecnologie, la robotizzazione e l’aumento della produttività bruceranno 600mila posti (a perdere l’impiego saranno gli operai spesso poco qualificati, con compiti semplici e ripetitivi, che potranno essere affidati alle macchine). Allo stesso tempo, però, l’Industria 4.0 darà un impiego a 950mila persone entro il 2025, con un saldo positivo di 350mila unità. Lo studio sottolinea che i nuovi occupati dovranno possedere competenze tecnologiche superiori rispetto a quelle richieste attualmente.

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