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Un mercato del lavoro europeo più esigente e dinamico

Secondo uno studio l'88% degli italiani si dice pronto a cambiare paese. La Germania la destinazione più gettonata
di Redazione

Secondo una recente indagine di Adp – La forza del lavoro in Europa 2017 – l’88% degli italiani si dice pronto a lasciare il proprio paese per cercare fortuna e lavoro altrove. Polacchi, spagnoli e svizzeri sembrano altrettanto propensi, più distanziati olandesi e tedeschi, poco inclini a una soluzione del genere, invece, britannici e francesi.

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Gli italiani in particolare, almeno uno su tre, si trasferirebbero in Germania. Il motivo potrebbe essere spiegato con le maggiori chance occupazionali che il paese locomotiva d’Europa può garantire. Con un tasso di disoccupazione ormai ai minimi storici e un tasso di disoccupazione giovanile tra i più bassi del vecchio continente (al 6,2% a dicembre 2016 contro il 40,1% dell’Italia registrato nello stesso periodo), la Germania guadagna sempre più attrattività.
C’è da osservare, però, che al di là di quale sia la meta più ambita, l’Europa presenta in questa fase un mercato del lavoro che si è rimesso in marcia dopo gli anni più duri della crisi. Dall’ultimo rapporto su occupazione e sviluppi sociali della Commissione europea – Employment and Social Developments in Europe (Esde) – emerge che nel 2016 sono stati creati circa tre milioni di posti di lavoro, la maggior parte dei quali a tempo indeterminato. In questo modo l’occupazione è aumentata, su valori record.
Tra il secondo e il terzo trimestre del 2016 – dati Eurostat –, 3,4 milioni di persone (il 18% di tutti i disoccupati nel secondo trimestre del 2016) hanno trovato infatti un impiego, mentre 11,5 milioni (il 61,4%) sono rimaste senza lavoro e 3,9 milioni (il 20,7%) sono diventate economicamente non attive (ma le cifre non includono i dati per Belgio e Germania).
Inoltre, tra coloro che erano occupati nel secondo trimestre del 2016, 2,5 milioni (l’1,4%) sono diventati disoccupati nel periodo successivo e 3,6 milioni (2%) sono transitati nell’area dell’inattività economica. Tra chi invece era economicamente inattivo nel secondo trimestre, 3,8 milioni (3,4%) sono riusciti ad accedere nel mondo del lavoro nel terzo trimestre, mentre 4,1 milioni (3,6%) sono passati allo stato di disoccupati.
Il mercato del lavoro europeo, insomma, si mostra oggi più dinamico e la volontà di emigrare non rispecchia necessariamente le difficoltà del paese di origine – che pure nel nostro caso non mancano – ma, stando anche alle osservazioni dei ricercatori Adp, mette in luce un normale processo di crescita che coinvolge l’Europa e che è fondamentale per garantire la competitività internazionale.
Eppure, tra gli intervistati italiani, si evidenziano alcune lacune su specifici campi quali la conoscenza di lingue straniere (29,1% del campione) o la dimestichezza con la tecnologia (23,5%). Fattori che dovrebbero essere di cruciale importanza, molto più in questa fase in cui il mercato del lavoro è più esigente e richiede maggiori competenze in un quadro di processi produttivi sempre più affidati all’innovazione tecnologica.

 

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