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Il circo è in crisi, pesa la mancata regolamentazione

Secondo il Censis nel 2015 sono diminuiti sia gli spettacoli che il numero degli spettatori, salgono però gli incassi grazie all'aumento del prezzo dei biglietti
di Redazione

Su 53 Paesi esaminati da un’indagine del Censis (realizzata insieme a Lav) solo cinque Paesi non sono ancora dotati di una normativa nazionale per la regolamentazioni dell’uso di animali negli spettacoli circensi. Tra questi cinque c’è anche l’Italia (attualmente, però la Commissione Cultura del Senato ha in esame il Ddl 2287-bis recante disposizioni per la Disciplina del cinema, dell’audiovisivo e dello spettacolo, secondo il quale si dovrebbe procedere alla graduale dimissione degli animali dai circhi).

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Secondo l’analisi sono solo sei invece i Paesi europei dove gli animali, sia domestici che selvatici, sono stati totalmente vietati – Bosnia e Herzegovina, Cipro, Grecia, Lettonia e Malta (a cui si aggiungono Bolivia e Honduras, se si allarga lo sguardo a quelli extra-europei considerati dall’indagine), mentre Belgio, Croazia, Olanda, Slovenia, Norvegia e Serbia vietano l’uso dei soli animali selvatici (restrizione vigente anche in Costa Rica, Nicaragua, Paraguay, Perù, Colombia, El Salvador, Messico, Iran, Israele e Singapore).
La mancata regolamentazione sul coinvolgimento degli animali nei circhi è stata più volte criticata, non solo dalle associazioni animaliste ma anche dagli italiani in generale. Non a caso secondo l’indagine svolta dall’Eurispes per il Rapporto 2016, la quota di italiani che vorrebbero abolire la pratica di utilizzare animali nei circhi è aumentata notevolmente passando dal 68,3% al 71,4%.
Secondo la Lav (Lega Anti Vivisezione), alla base della crisi del sistema circense ci sarebbe proprio la scarsa regolamentazione. I dati del Censis parlano chiaro: tra il 2010 ed il 2015 il numero degli spettacoli è diminuito dell’11%, mentre quello degli spettatori ha registrato un -5%. Nonostante il calo riportato sia dagli spettacoli che dagli spettatori la spesa al botteghino ha registrato un +21% nel periodo considerato, raggiungendo i 14 milioni di euro. Un aumento legato esclusivamente all’aumento del prezzo medio dei biglietti, passato dai 10,7 euro del 2010 ai 13,1 euro del 2015.
Anche gli investimenti hanno registrato un brusco calo: la spesa del Fondo unico per lo spettacolo destinato alle attività circensi si è ridimensionato del 9%passando dai 3,3 milioni del 2010 ai tre milioni di due anni fa. In particolare, segnala il Censis, a registrare un calo degli investimenti sono stati soprattutto i circhi che utilizzano animali nei propri spettacoli, mentre sono aumentati notevolmente i contributi per i circhi contemporanei e per i circhi tradizionali senza animali.

 

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