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Così la disoccupazione giovanile in Italia

Dagli anni della crisi il recupero c'è stato, ma più lento rispetto a quello registrato in altre economie dell'UE
di Redazione

In attesa di conoscere i dati Istat su occupati e disoccupati, di prossima diffusione, recentemente il tema legato all’occupazione giovanile, quella che comprende la classe di età 15-24 anni, è tornato al centro dell’agenda a causa dei numeri poco lusinghieri relativi al mese di dicembre 2016.

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In chiusura dell’anno scorso, infatti, il tasso di disoccupazione giovanile è tornato a salire al 40,1%, al livello più alto dal 2015 (l’Istat, però, esclude dal calcolo i giovani inattivi, coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi: l’incidenza dei giovani disoccupati tra i 15 e i 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 10,9%, cioè poco più di un giovane su 10 è disoccupato).
Tra i settori trainanti dell’economia italiana per i livelli occupazionali, sicuramente l’agricoltura, che come ha rilevato il rapporto Isvea-Svimez contribuisce in generale ad incrementare le opportunità di lavoro tra gli under 35, in particolare nel Mezzogiorno (senza contare i casi di imprenditorialità giovanile).
Resta però il problema, tralasciando quindi le eccellenze della nostra economia, dei giovani ancora distanti dal mercato del lavoro. L’Italia, non a caso, è ai vertici europei per numero di Neet (giovani inattivi che non lavorano e non studiano) o per numero di giovani “costretti” a vivere nella casa dei genitori.
E una differenza con il resto d’Europa c’è, almeno tra le economie più solide, nonostante le misure che l’UE promuove al fine di favorire l’ingresso nel mondo del lavoro. Tra queste: sistemi di garanzia, allo scopo di permettere ai giovani al di sotto dei 25 anni di ricevere un’offerta qualitativamente valida di lavoro; finanziamenti previsti nelle regioni con tassi di disoccupazione giovanile superiori al 25%; tirocini e apprendistati di qualità per agevolare il passaggio dall’istruzione al lavoro; mobilità del lavoro, così da rendere più facile per i giovani europei trovare un lavoro, un tirocinio o un apprendistato in un altro paese dell’Unione.
A ottobre 2016 (dati Eurostat) il tasso di disoccupazione giovanile era il 18,4% nell’UE contro l’8,3% di quella generale (20,7% contro 9,8% nell’Eurozona) e 4,2 milioni di giovani europei al di sotto dei 25 anni risultavano disoccupati (2,9 milioni nell’area della moneta unica). Si passa dal dato della Germania, inferiore al 7%, a quelli ben oltre le soglie psicologiche di Grecia, Spagna e Italia.
Dopo gli anni più duri della crisi economica, infatti, il recupero dell’Italia appariva piuttosto fragile. Il nostro paese, infatti, rispetto ai picchi negativi del periodo precedente presentava – al 2015 – un +0,9%, contro l’1,9 della Spagna e il 2,7 della Germania.
Il tasso di occupazione giovanile in Italia si attestava così poco sopra il 15%, contro il 28% della Francia e il 43,8% della Germania e anche il 17,7% della Spagna. Da allora non molto è cambiato: a dicembre 2016 l’indicatore era al 16,3% (Istat), con una variazione positiva di appena lo 0,1% su base tendenziale.

 

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