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Su i prezzi dei carburanti. Quali conseguenze per i consumatori?

La continua, seppur lenta, crescita dei prezzi del greggio ha portato anche ad un aumento dei prezzi dei carburanti. Una cattiva notizia per i consumatori, ma buona per l'erario perché al crescere della base imponibile cresce anche il gettito d'Iva
di Redazione

Sebbene a passo lento, il prezzo del petrolio continua a crescere: dai 30 dollari al barile di un anno fa si è passati a circa 55 dollari. Un risultato legato agli sforzi fatti soprattutto da parte dei Paesi Opec che, riducendo la produzione, hanno contribuito a riportare una sorta di equilibrio tra domanda e offerta.

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Prima dell’ultimo accordo, infatti, il petrolio prodotto a livello mondiale era superiore rispetto alla domanda. Anche a causa della crisi economica nell’Eurozona e il rallentamento dei Paesi emergenti i consumi petroliferi erano diminuiti parecchio, portando ad un eccesso di scorte e quindi al deprezzamento del barile.
I prezzi bassi hanno in parte avvantaggiato quei Paesi, come l’Italia, che non godono di produzione propria. Nonostante ciò, sui consumi finali, ad esempio quelli al distributore di carburanti, gli effetti si sono visti in misura minore rispetto a quanto ci si sarebbe aspettato.
I motivi sono noti: il prezzo finale dei carburanti alla pompa differisce molto dai prezzi delle materie prime. Basti pensare che su ogni litro di benzina autotrazione oltre la metà del costo finale è legato alle imposte.
Secondo le ultime rilevazioni riguardanti la Struttura del prezzo medio nazionale dei prodotti petroliferi- effettuate dal ministero dello Sviluppo Economico il 27 febbraio – su un prezzo al consumo di 1,555 euro al litro di benzina senza piombo, il prezzo totale al netto delle imposte è di appena 0,546 euro, a cui si aggiungono poi 0,728 euro di accise e 0,280 di Iva al 22%.
Discorso analogo anche per gasolio auto e Gpl. Nel primo caso, alla luce di un prezzo al consumo di 1,403 euro, il prezzo al netto delle imposte è di 0,533 euro a cui si aggiungono 0,617 euro di accise e 0,253 euro di Iva, mentre per il Gpl si parte dai 0,379 euro al netto delle imposte per arrivare ai 0,642 del prezzo finale (0,147 le accise e 0,116 l’iva).
Ma se la composizione dei prezzi alla pompa pesa notevolmente sulle tasche dei consumatori, per l’erario l’aumento dei prezzi è una buona notizia in quanto all’aumento dell’imponibile, aumenta il gettito dell’Iva. Secondo il Centro Studi Promotor – che periodicamente analizza i dati del MISE su consumi e prezzi dei carburanti – non solo l’aumento dei prezzi dei carburanti avrebbe un impatto positivo sull’inflazione del Paese, ma anche sulle entrate erariali: alla luce dell’aumento del 9,19% che ha interessato il prezzo al consumo della benzina tra gennaio 2016 e gennaio 2017 (+13,6% per il gasolio), la componente fiscale (accise + iva) ha registrato un balzo del 3,6%, arrivando a toccare i 2,578 miliardi di euro.

 

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