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Brexit: i libri bianchi di Bruxelles e Regno Unito

Con il voto del 23 giugno, i cittadini britannici hanno deciso di lasciare l'UE. In due documenti, Londra e Bruxelles indicano cosa intendono fare
di Redazione

Il 1° marzo la Commissione europea ha pubblicato un Libro bianco – termine con il quale si indica un documento ufficiale contenente delle proposte riguardo, in questo caso, l’azione dell’Unione europea – che apre una riflessione sullo Stato dell’Unione post-Brexit entro il 2025.

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In tutto, gli scenari previsti da Bruxelles sono cinque, “anche se in realtà – ha osserva Juncker – possono esserci più possibilità”. Nel presentarlo al Parlamento europeo, il presidente della Commissione, Jean Claude Juncker, ha spiegato che il documento dovrà rappresentare una base per la discussione al vertice di Roma del 25 marzo, un dibattito che proseguirà fino alla fine del 2017, un anno molto particolare per i Paesi dell’UE: da qui a dicembre, sono in programma le elezioni in Francia, Germania e Paesi Bassi. Pur commentando ogni scenario, Juncker ha evitato di esprimere una preferenza: “La Commissione non prescrive, non detta e non dà istruzioni. Nessun diktat, ma ascolto”, ha spiegato.

I CINQUE SCENARI DI BRUXELLES
Nel primo scenario, “Avanti così”, Bruxelles prevede di seguire la strada attuale: l’azione deve essere concentrata sulla messa in pratica del programma di riforme, pur mettendo in conto eventuali battute d’arresto dovute ai contrasti tra i Paesi che compongono l’Unione europea.
Nel secondo, gli sforzi dell’UE sono rivolti soltanto al mercato unico – di qui il titolo dello scenario: “Solo il mercato unico”–, perché i 27 Stati membri non sono più in sintonia su un numero crescente di questioni.
Nel terzo scenario, “Chi vuole di più fa di più”, il Libro Bianco della Commissione europea immagina un’Unione a più velocità. Secondo Juncker, “per un piccolo numero di Paesi questo approccio potrebbe comportare grandi vantaggi”, anche se “l’Europa però diventerebbe ancora meno leggibile di prima”.
“Fare meno, in modo più efficiente” è il quarto scenario che, mantenendo l’approccio comunitario, circoscrive le aree di intervento concentrando le risorse a disposizione, per raggiungere risultati più efficaci, in tempi più rapidi. La sicurezza e la tutela dei consumatori sono stati indicati da Juncker come possibili aree di intervento. Il presidente della Commissione europea ha ipotizzato la creazione di una agenzia europea per la lotta al terrorismo e di una agenzia che, in casi come quello del Dieselgate, possa “imporre sanzioni e controllare che ci sia un indennizzo”.
Infine, l’ultimo scenario. “Fare molto di più insieme”, in questo caso gli Stati condividerebbero in misura maggiore poteri, risorse e processi decisionali in tutti gli ambiti.

IL LIBRO BIANCO DI LONDRA
Anche il Regno Unito ha pubblicato un libro bianco sulla Brexit, in dodici punti. Nel documento, lungo 77 pagine, ad esempio Londra annuncia ai cittadini britannici di voler riprendere il controllo delle “nostre leggi”, controllare l’immigrazione – “avremo il controllo sul numero di cittadini comunitari che verranno nel Regno Unito”, si legge nel testo – e allo stesso tempo garantire il libero commercio con i mercati europei.
Nel documento, il governo si impegna a raggiungere “una nuova partnership strategica con l’Ue, compreso un accordo di libero scambio di ampia portata, ambizioso e coraggioso. E cercheremo un nuovo accordo doganale reciprocamente vantaggioso”.
Inizialmente non previsto – Londra aveva dichiarato che un documento simile non sarebbe stato necessario –, il Libro bianco è stato presentato prima del prima dell’avvio dei negoziati con l’UE, poi autorizzati dal Parlamento. Il percorso di uscita dall’UE non si sta rivelando facilissimo per il governo britannico. Mercoledì 1° marzo la Camera dei Lord, che sta esaminando il disegno di legge che consentirà al Regno Unito di appellarsi l’articolo 50 del Trattato di Lisbona per l’uscita dall’UE, ha votato un emendamento che prevede la concessione automatica, anche dopo la Brexit, il diritto di residenza ai cittadini dei paesi dell’UE che hanno già il domicilio nel Regno Unito: ovvero circa 3,3 milioni di persone. Adesso l’emendamento dovrà tornare alla Camera dei Comuni, dove era stato bocciato, approvando la legge a larga maggioranza senza alcuna modifica, che avrà l’ultima parola in merito, in quanto unica camera elettiva del Regno.

 

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