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Smart working. I vantaggi della flessibilità

L'opportunità di rendere "agile" il lavoro equivale ad un risparmio elevato. Ma non mancano alcune insidie, come svolgere le attività più a lungo nel corso della giornata. Pro e contro del nuovo modello organizzativo
di Silvia Capone

Le forme di flessibilità che riguardano il lavoro si rinnovano ed evolvono con le tecnologie a disposizione. Se negli anni ‘70 ci fu il boom del telelavoro, da qualche anno stiamo assistendo al più innovativo smart working. Il primo esempio è una tipologia di lavoro dipendente eseguito in una postazione fissa decentrata, solitamente la casa del lavoratore, mentre lo smart working – traducibile come “lavoro agile” – libera definitivamente il lavoratore da un luogo stabile, che sia la casa o una sede distaccata. Il worker è quindi legato solamente allo strumento tecnologico e alla possibilità di accesso a internet in qualsiasi postazione. Alla base della differenza tra le due modalità c’è soprattutto un cambiamento culturale che sposta l’attenzione sull’obiettivo da raggiungere più che sulla quantità di ore lavorate.

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Le nuove modalità di lavoro agile sono state analizzate dall’EUROFOUND e dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro nel rapporto “Lavorare sempre e ovunque: gli effetti sul mondo del lavoro”. Il report condotto su 10 paesi dell’UE e Argentina, Brasile, Giappone, India e Stati Uniti, evidenzia che l’incidenza del lavoro a distanza sul totale dei dipendenti varia tra il 2 e il 40% e l’Italia si posiziona al livello più basso (anche se per l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano arriva al 7% nel 2016). I primi posti della classifica sono occupati dalla Svezia e la Danimarca, rispettivamente con 32 e 37%. La media europea si attesta al 17%, dato non del tutto positivo nell’ottica dello smart working poiché è composto per la maggior parte dalla tipologia di lavoro a distanza occasionalmente alternato all’ufficio.
La flessibilità di orari e sede del lavoro comporta vantaggi sia per le aziende che per i lavoratori. Questi ultimi godono di benefici per quanto riguarda una maggior autonomia nella gestione degli orari di lavoro, e quindi maggior flessibilità della giornata lavorativa, per il risparmio in termini di tempi e costi di spostamento casa-ufficio, e di conseguenza un minor livello di stress. Le aziende vedono invece aumentare la produttività e in caso di smart working regolare hanno risparmi dal punto di vista delle strutture ed i costi fissi ad esse legati. Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Smart working del Politecnico di Milano, una piena adozione delle misure di lavoro a distanza in Italia consentirebbe un risparmio di 37 miliardi di euro al sistema paese, ricavati da maggior produttività e minor costi di gestione.

Le conseguenze del lavoro flessibile non sono però solamente positive, anzi: la flessibilità può indurre talvolta a lavorare più a lungo cui segue un più alto livello di stress che si ripercuote sul benessere del lavoratore. Infatti secondo la ricerca dell’EUROFOUND e dell’ILO, i lavoratori con sede molto variabile sono quelli che più percepiscono il lavoro come fattore che influisce negativamente sulla salute.
La soluzione che emerge è di alternare lavoro di ufficio e lavoro a distanza. Infatti, secondo la ricerca, la percentuale di coloro che svolgono lavoro in sede occasionalmente variabile è la più alta, rispetto alle altre tipologie, nel percepirlo positivamente e la minore nel considerare il proprio lavoro un fattore negativo per la salute. In particolar modo in Italia si stima che i lavoratori che hanno scelto lo smart working sono oltre 250 mila, il cui livello di soddisfazione supera di molto quello dei colleghi con sede fissa: per gli uomini si registra un +22%, mentre la soddisfazione delle donne aumenta di 35 punti percentuali. Secondo la ricerca dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, lo smart worker tipo è nel 70% dei casi uomo, con età media di 41 anni, di cui il 52% lavora presso grandi aziende del nord Italia. Tra le imprese che nel nostro paese hanno già adottato misure per lo smart working, ciò avviene sulla base dei giorni mensili o settimanali di lavoro tradizionale svolto. Dal sondaggio condotto da Houzz – la piattaforma online dedicata al mondo dell’arredamento e della progettazione – all’interno della propria community, emergono però pareri poco omogenei, infatti il 56% degli intervistati sceglierebbe, se potesse, l’home working, ovvero il lavoro da casa, mentre il restante 44% preferirebbe comunque l’ufficio perché consente contatti e confronti con i colleghi.

GALASSIA LAVORO

 

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