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Giovani: sempre più difficile diventare autonomi

Pesa l'andamento del mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione per i 15-24enni si è attestato al 37,9% e al 18% tra i 25-34enni
di Redazione

È sempre più difficile per i giovani italiani garantirsi un’indipendenza economica. Se infatti nel 2004 servivano dieci anni per diventare autonomi (divenendoci quindi intorno ai 30), nel 2020 ne potrebbero servire 18 e nel 2030 addirittura 28.

NEET

È questo l’allarme principale su cui si concentra il Rapporto 2017 sul “Divario generazionale tra conflitti e solidarietà” della Fondazione Bruno Visentini (presentato alla Luiss di Roma). Un’ipotesi che in parte trova conferma in un recente studio dell’Eurostat, secondo cui il 67,3% dei 18-34enni italiani vive a casa con i genitori. Una quota che posiziona il nostro Paese in testa alla classifica europea, alle spalle solo della Slovacchia, superando di ben 20 punti percentuali la media europea, pari al 47,9%.
Uno dei problemi che sicuramente hanno causato il mutamento di cui parla la Fondazione è la difficoltà nell’accedere al mercato del lavoro, che in molti casi genera poi sfiducia, dando vita alla non partecipazione attiva al mercato stesso.
Secondo gli ultimi dati dell’Istat sul mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione si è attestato al 37,9% tra i 15-24enni a gennaio e al 18% tra i 25-34enni. Quello di inattività (che considera solamente i giovani in età lavorativa che non sono alla ricerca di un’occupazione) è invece al 73,4% per la fascia più giovane e al 26,1% per quella successiva. Il dato relativo al tasso di inattività non deve però ingannare. Soprattutto nella fascia di età più giovane, tra gli inattivi rientrano infatti anche tutti quei giovani che non cercano lavoro perché studiano.
Diverso il caso dei NEET – acronimo Not (engaged) in Education, Employment or Training – definizione nel quale rientrano tutti i giovani di età compresa tra i 15 ed i 29 anni che non studiano e non lavorano. Un fenomeno che in Italia coinvolge due milioni di persone, il 29% dei giovani della fascia di età considerata (una delle quote più alte dell’area OCSE), contro il 20% registrato nel 2007.
Di NEET parla anche lo studio della Fondazione Bruno Visentini, secondo cui tra il 2008 ed il 2015 il peso dei giovani che non lavorano, non studiano e non sono impiegati in attività di apprendistato è passato da 23,8 miliardi a 32,65 miliardi di euro.

 

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