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Il Mezzogiorno punta sull’innovazione

I segnali di vitalità lanciati dalle start-up e dalle PMI innovative sono tanto più interessanti se si considera che provengono dai settori più coinvolti nella rivoluzione di Industria 4.0
di Redazione

Il Rapporto PMI Mezzogiorno 2017 – il report è stato curato da Confindustria e dal CERVED, con la collaborazione di Srm-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno – evidenzia che “timidi ma significativi” segnali provengono dall’innovazione.
Sebbene il gap rispetto al Centro-Nord del Paese sia ancora evidente, non sono poche le imprese del Mezzogiorno “che hanno scelto l’innovazione come chiave della propria crescita”.

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Ciò appare evidente dal punto di vista quantitativo, innanzitutto. Lo studio – oltre alle start-up e PMI innovative iscritte alle sezioni speciali del Registro delle Imprese, l’analisi ha considerato anche le società che, pur producendo innovazione, non sono iscritte ai registri ‘ufficiali’ – ha individuato oltre tremila start-up e PMI innovative presenti nel Mezzogiorno.
Una platea di imprese che impiega oltre 23mila addetti e produce ricavi per quasi tre miliardi di euro, in cluster “dalle grandi potenzialità” (l’ecosostenibilità, il biotech, il settore software e internet of things, il settore mobile e smartphone, la modellazione 3D, big data…).
Tutti settori, che mostrano incoraggianti segnali di vitalità, tanto più interessanti se si considera che sono tra i più coinvolti nella rivoluzione di Industria 4.0, sottolineano Confindustria e CERVED.
Dal 2017, al Sud, grazie al “Piano nazionale Industria 4.0 2017-2020” dell’esecutivo italiano potrebbero partire investimenti innovativi aggiuntivi cumulati per circa quattro miliardi di euro (tra pubblico e privato). Questi investimenti, nell’arco dei quattro anni del piano governativo, potrebbero produrre un recupero di produttività del 15%.
Grazie al recupero della produttività potrebbe aumentare tanto il fatturato – l’incremento stimato è pari al 5,5%, circa sei miliardi di euro l’anno – quanto il Prodotto interno lordo: la crescita aggiuntiva potrebbe essere di circa l’1%.
L’Industria 4.0 potrebbe generare (naturalmente) una crescita aggiuntiva anche a livello nazionale. Secondo le stime del presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, Marco Gay, l’Industria 4.0 vale quattro punti percentuali di PIL nei prossimi tre anni, il che significa 110 miliardi di ricavi per le imprese nel prossimo quinquennio. Ricavi che raggiungono i 300 miliardi, se nel computo si includono anche le realtà di sharing economy.

 

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