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Lavoro: il salario in Italia e nelle altre economie avanzate

A fine 2016 le retribuzioni italiane sono rimaste sostanzialmente al palo mentre nellʼEurozona si è registrata una crescita dellʼ1,6%
di Matteo Buttaroni

Quello salariale è un discorso un po’ delicato nel nostro Paese. Da un lato perché solo per metà il salario pesa sul costo del lavoro totale sostenuto dalle aziende, da un altro perché ancora oggi sono abbastanza ampi i divari salariali di genere (nonostante l’Italia faccia molto meglio rispetto ai principali partner europei), ma anche perché i confronti europei sul tema ci vedono in zone delle classifiche piuttosto basse.

Ma vediamo, innanzitutto, i dati più recenti sulle retribuzioni contrattuali in Italia. Secondo l’Istat il 2016 è stato peggio di quanto sperato, a livello congiunturale si registra infatti una variazione nulla (sostanzialmente in linea con le rilevazioni mensili precedenti), mentre a livello tendenziale si registra una crescita dello 0,4%, eguagliando il risultato del mese precedente, già in parabola discendente rispetto agli aumenti registrati nell’ultimo biennio.
Nell’ultimo trimestre del 2016, emerge dalle tabelle dell’Eurostat, le retribuzioni sono aumentate solo dello 0,1% a fronte del +1,6% messo a segno dalla media europea.
Ad oggi il nostro Paese – secondo uno studio condotto dalla Willis Tower Watson su 15 economie europee – è l’ultimo in Europa per i salari medi dei neolaureati. In Italia, infatti, uno stipendio d’ingresso è mediamente di 27mila euro contro i 30mila euro medi annui della Spagna, i 33.400 euro medi della Francia, i 33.600 del Regno Unito ed i 47mila euro della Germania.
Uno dei fattori che, direttamente o indirettamente, gravano sui salari dei lavoratori sono le tasse. Di tutto il costo del lavoro che le imprese si trovano a dover sostenere per i propri dipendenti, solo il 51% è rappresentato dal salario del dipendente stesso, mentre il restante 49% è composto da tasse. Secondo la Taxing Wages 2016 dell’Ocse (relativa al 2015), con appunto il 49% , l’Italia ha il quarto più alto cuneo fiscale dell’area.
Un dato vagamente incoraggiante è quello che emerge da uno studio dell’Ocse sulle differenze salariali di genere. Secondo l’Organizzazione parigina, nonostante si presenti ancora un divario, nel nostro Paese è molto più basso rispetto a quello registrato nelle principali economie dell’Area, facendoci ottenere il quarto posto (il primo spetta al Belgio con un gap del 3,3%, l’ultimo alla Corea del Sud con un divario di 36,7 punti percentuali). A fronte del nostro 5,6% a favore degli uomini, si sale al 13,7% in Francia, al 16,9% nel Regno Unito, al 17,1% in Germania e al 18,9% negli Stati Uniti.

 

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