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Made Italy: l’alimentare di qualità in Italia e all’estero

Nell'ultimo periodo le abitudini di consumo alimentare degli italiani sono cambiate: solo tra il 2015 ed il 2016 la quantità della spesa è diminuita di 2,5 chili, ma è aumentata la qualità
di Redazione

Secondo l’ultima analisi della Coldiretti sulle abitudini di consumo alimentari degli italiani, nell’ultimo periodo la spesa degli italiani è diminuita in quantità, dando però maggior spazio alla qualità.

Secondo l’indagine Meno peso, più qualità nel carrello infatti, basata su dati Nielsen, la spesa settimanale delle famiglie italiane si è alleggerita di circa 2,5 chilogrammi, passando da 21,4 chili a 18,9 chili e toccando la quantità più bassa degli ultimi dieci anni.
Stando ai dati nel periodo considerato dallo studio, l’acquisto di prodotti rientranti nella categoria Benessere&Salute sarebbe aumentato dell’8,4% in volumi e del 9% in valore rispetto allo scorso anno. O ancora, analizzando i dati del Rapporto Italia 2017 dell’Eurispes, sempre la Condiretti ha spiegato che la maggior parte degli italiani, il 74%, predilige l’acquisto di prodotti Made in Italy e in oltre la metà dei casi (il 53%) vengono acquistati prodotti con marchio Doc, Igp, Dop.
Ma il Made in Italy di qualità piace anche all’estero. Secondo L’Italia in 10 selfie della Fondazione Symbola, il nostro Paese è leader mondiale per l’agroalimentare di qualità, ottenendo il podio del commercio globale con ben 68 prodotti. Non solo, siamo anche primi al mondo per prodotti distintivi. Il Made in Italy può infatti vantare 292 prodotti Dop/igp/stg nel Food e 523 Doc/Docg/Igt nella categoria riservata al Vino.
Non bisogna tra l’altro dimenticare che nel 2016 il Made in Italy ha registrato il record storico per l’export alimentare, arrivando a quota 38 miliardi di euro, mettendo a segno una crescita del 3% rispetto al 2015. In testa tra i prodotti più esportati troviamo il vino che, con una crescita del 3%, arriva a toccare 5,6 miliardi di euro di valore. Seguono l’ortofrutta secca, +4% a cinque miliardi di euro; i formaggi, +75 a 2,4 miliardi di euro; e l’olio, con un +6%.

 

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